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Shoah, l’innegabile male

Apologeti del nazifascismo ancora operano in seno alla società, in modi più o meno manifesti. Ma leggere come qualcuno osi negare la Shoah, nel 2013, comporta un lungo brivido di disagio, di imbarazzo. L’orrore del male, quel male così banale e infinito da inghiottire sei milioni di persone, è tale in maniera assoluta. Negarlo è un atto suicida, perché suggerisce la possibilità che quel male possa ritornare in Europa. Quel male che è pura volontà di annientare il simile, di distruggerne la dignità di esistere, che ancora oggi divide i popoli e rende l’uomo disumano; quel male che è numero, di cui nessuno può negare la realtà e la gravità storica, che soffoca la vita e si acceca con la benda nera del razzismo politicizzato; quel male lo possiamo storicamente riconoscere perché è avvenuto, è avvenuto davvero, spazzando via milioni di innocenti. La sopraffazione, la violenza, l’odio inestinguibile, queste sono cose che difficilmente riusciamo a estirpare dal mondo, che nascono all’interno di grandi Stati come all’interno di piccoli gruppi: l’etica ci permette di riconoscerle, l’intelligenza spezza ogni pregiudizio che le riguardi, la memoria ci invita a non ripeterle. L’immane martirio che ieri è stato ricordato anche qui in Ciociaria, lo sterminio che offese l’umanità intera, è diventato infine un grande simbolo. Esso ci chiede di scongiurare ogni estremismo, di avere memoria della tolleranza. (Paola Polselli)

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