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Frosinone, il giorno di Salvini

Toni pacati e temi a tratti scomodi. Quello di ieri è stato il giorno di Ernesto Salvini (nella foto di Luca Lisi), direttore generale del Frosinone. Il dirigente ha preso posto all’interno della sala stampa del Matusa e in una lunga conferenza – quasi un’ora e un quarto la durata dell’intervista – ha toccato diversi argomenti. Per prima cosa motivato la sua decisione di intervenire «perché è bene che a parlare in determinate circostanze sia un dirigente e non un calciatore».
Il tema che è sembrato stare maggiormente a cuore a Salvini è quello della scarsa affluenza di tifosi allo stadio: «Domenica a Nocera c’era una cornice di pubblico significativa. A mio giudizio tra la loro situazione e la nostra ci sono delle analogie. Frosinone e Nocera sono due città prossime ai 50.000 abitanti. Si tratta inoltre di due piazze che vengono da una retrocessione recente, con la differenza che noi in Serie B ci siamo stati per cinque anni, di cui quattro in maniera più che dignitosa, mentre loro solo il tempo di una maternità. Le conclusioni le lascio trarre a voi, non aggiungo commenti». Stuzzicato però, Salvini è entrato nel merito: «Non posso giudicare se ci sia un calo di affetto nei confronti della società o della squadra. Riesco invece a comprendere le difficoltà legate alla crisi economica. Credo però che la società abbia fatto la sua parte per incentivare la presenza di pubblico allo stadio. E del resto non ritengo che altrove la crisi si avverta meno che a Frosinone. Dei dubbi mi vengono. Aggiungo che per quanto il presidente Stirpe possa essere innamorato del Frosinone, non è nel calcio per goderne da solo. Se ancora investe è per fare qualcosa di positivo per la città. A mio parere qualche sforzo in più per dimostrare al presidente che non è solo ci vorrebbe. Del resto quando inizia a diventare uno spettacolo per pochi intimi viene a mancare anche la voglia di investire. L’anno scorso la giustificavo maggiormente la scarsa affluenza dei tifosi allo stadio, ammetto che alcune partite le ritenevo inguardabili io stesso. Quest’anno invece il tifoso vede una squadra che dà l’anima, che poi è quello che chiede principalmente un sostenitore dai propri giocatori».
Salvini bacchetta la squadra nell’occasione del gol preso con la Nocerina, imputando ai giocatori l’incapacità di prender tempo in quell’azione: «A Nocera abbiamo perso per un eccesso di sportività. Se nell’occasione dell’infortunio di Biasi fossimo stati più furbi avremmo potuto gestire meglio quella situazione. Preferisco comunque che la squadra si comporti in modo fin troppo leale piuttosto che in maniera diametralmente opposta». Ce n’è anche per le sviste arbitrali: «Domenica scorsa c’era un rigore a nostro favore. Non è la prima volta che ci ritroviamo a discutere di questi episodi. Si dice che alla fine gli episodi si compensino. Mi auguro che quelli fortunati si avvicinino al 50% a danno di quelli sfortunati. Personalmente non mi sono mai nascosto dietro un episodio arbitrale e la società non ha mai alzato la voce per le direzioni di gara sfavorevoli. Con quella di domenica però siamo arrivati alla quinta volta che segnaliamo a chi di dovere, che ci risponde di mettere per iscritto le nostre ragioni».
Un passaggio Salvini lo dedica anche alla carenza delle strutture: «La preparazione atletica sta dando i suoi frutti, quest’anno il solito calo tra dicembre, gennaio e inizi di febbraio non lo abbiamo avuto. Il problema degli impianti però resta. Siamo costretti ad annullare le sedute o a spostarci altrove». Infine una battuta sull’obiettivo stagionale che sembra un voler mettere le mani avanti. «Ma non sempre è negativo mettere le mani avanti per non restare indietro. A noi andava bene stare lì dove eravamo fino a qualche mese fa, così come va bene stare qui adesso. Come società siamo contenti di quanto si sta facendo». Una presa di posizione che un po’ contrasta con quanto affermato dal direttore sportivo Mauro Meluso ad Atuttapagina.it lo scorso 29 gennaio: «Abbiamo cambiato obiettivo nel corso della stagione. Puntiamo a uno dei primi cinque posti». (Gabriele Margani)

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