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Il Consiglio di Stato impone il decreto Clini

Il Consiglio di Stato ha  accolto il ricorso del Ministero dell’Ambiente contro l’ordinanza di sospensiva con cui il Tar del Lazio aveva provvisoriamente bloccato l’esecuzione del decreto Clini per la gestione dei rifiuti della Capitale. Roma potrà trasferire i propri rifiuti nei siti di raccolta del Lazio. Il decreto, che imponeva il dirottamento dei rifiuti in altri impianti di tmb individuati dal commissario Goffredo Sottile, ovvero nei siti di Albano Laziale (Roma), Viterbo, Colfelice e Castelforte (Latina), torna ad essere valido e quindi va posto in essere secondo la legge.  I quattro siti indicati dovranno accogliere anche la spazzatura di Fiumicino, di Ciampino e della Città del Vaticano. Il Tar del Lazio aveva ritenuto «insufficiente e lacunoso» il quadro dei criteri alla base del decreto, criteri contestati dal Comune di Albano Laziale, dalla SAF, dalla Provincia di Frosinone e dall’Unione dei Comuni “Antica Terra di Lavoro”. Il Consiglio di Stato, invece, rileva come la sospensione del piano rifiuti «sia idonea a determinare una situazione di estrema gravità ed urgenza» riguardante la Capitale. Soddisfatto il ministro Clini, che aveva reagito con disappunto all’ordinanza del Tar. La notizia è stata accolta bene anche da Gianni Alemanno; comprensibilmente tale notizia non è altrettanto positiva per Bernardo Donfrancesco, sindaco di Colfelice, che reagisce anzi amareggiato: «Per noi è un fatto grave soprattutto perché si erano nutrite buone speranze dopo la decisione del Tar del Lazio che era arrivata con motivazioni fondate e oggettive. Ora ripartiranno le proteste e ci saranno reazioni dure». (Paola Polselli)

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