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Imparare a convivere con gli eventi sismici

La scossa di sabato sera ci ha comprensibilmente sconvolti. Eventi di questo genere incutono comprensibile inquietudine e causano strascichi di disagio, poiché si ripercuotono sulla nostra percezione del domani: la popolazione teme, giustamente, che possano ripetersi con violenza maggiorata. La nostra è infatti, come buona parte di quest’Italia appenninica, una zona intensamente sismica. I terremoti sono imprevedibili: pensare di conoscere l’esatto momento e l’esatta ubicazione e potenza di una (eventuale) scossa futura non si può. E’ impossibile come pensare di pronosticare il modo in cui fluttuerà mezzo chilo di pasta buttata nell’acqua bollente. I terremoti sono imprevedibili, dicevo, ma quel che rischiamo non lo è. Scarsi controlli sulla costruzione dei nuovi edifici, spesso innalzati da costruttori senza scrupoli rivolti solo al guadagno, personaggi che lesinano sui materiali a scapito della sicurezza. Piani regolatori accomodati a seconda delle esigenze di un paio d’imprenditori particolarmente influenti e di un manipolo di politici particolarmente spregiudicati, eccezionalmente bravi a dare il beneplacito per interesse. Molti dei nostri edifici sono vecchi o strutturalmente deboli, troppi dei paesi della provincia non hanno un regolare piano generale di emergenza di protezione civile. Solo 55 comuni dei 91 totali ne possiedono uno. Ecco perché ci informiamo e prendiamo la realtà per quella che è. Noi prendiamo atto, seriamente, di una condizione di svantaggio geografico contro cui ci dobbiamo tutelare. Credo che essere a totale disposizione dell’INGV sia il minimo: tramite il loro sito possiamo informarci e acquisire familiarità con i fenomeni tellurici che, purtroppo, faranno sempre parte della nostra quotidianità, insieme all’instabilità idrogeologica che è un’altra grave piaga del territorio. Evitiamo di fare, in caso di sisma, allarmate quanto inutili telefonate ai centralini di Protezione Civile, del tipo: «Quando avverrà la prossima scossa?». Possiamo, invece, passata l’emergenza, fare cose utili. Questo è un servizio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ad esempio, utilissimo per fini statistici e di monitoraggio in tempo reale. Ognuno di noi, in caso di scosse, può inviare dati circa la propria percezione delle stesse e diventare corrispondente. L’importante è rispondere secondo verità, senza esagerare o ridimensionare le impressioni avute. Comunicare ed esprimere le nostre percezioni, come popolazione, è fondamentale. Perché – ricordiamolo – un terremoto può danneggiarci economicamente e concretamente nell’incolumità fisica, ma  esso irrompe nelle nostre vite in primis come un pensiero maligno, mette a repentaglio le nostre case e le nostre certezze, distorce la nostra percezione del territorio, ci terrorizza di notte e ci inquieta di giorno. Ci colpisce economicamente e psicologicamente. Ci colpisce laddove ci sentiamo in diritto di essere inermi, nell’apparente sicurezza della sfera domestica, nell’intimità preziosa delle nostre case. (Paola Polselli)

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