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La lezione che deve imparare la politica

Mancano ormai tre ore alla chiusura della campagna elettorale. A mezzanotte potranno essere tirate le somme: ci sarà chi si sarà speso bene in questa lunga corsa verso il voto e chi invece avrà da rimproverarsi l’incapacità di far giungere agli elettori il proprio programma. Di sicuro, pubblicamente, tutti saranno contenti di come si sono comportati in queste settimane.
E’ stata la solita campagna elettorale, questo è certo. Temi di reale interesse – lavoro, scuola, sanità – sono stati dibattuti pochissimo a livello nazionale e poco a quello regionale. Per la corsa al Senato e alla Camera hanno prevalso le vecchie logiche: si è pensato molto più alla denigrazione dell’avversario che non a proporre le proprie idee per cambiare l’Italia. Promesse ne sono state fatte tante, la politica italiana insomma non perde il suo vecchio vizio. Ovviamente non bisogna generalizzare: ci sono state delle eccezioni e il compito di riconoscerle spetta ai cittadini.
Per il voto alle Regionali, invece, i candidati sono apparsi più concreti rispetto ai colleghi che ambiscono a uno scranno in Parlamento. Ed è una fortuna che sia successo, perché dopo tutto ciò che ha dovuto subire la Regione Lazio negli ultimi anni, con scandali tanto a sinistra quanto a destra, era auspicabile che ci fosse maggiore sobrietà. Ecco, questo chiedono gli elettori ai propri rappresentanti: moralità nei comportamenti e nell’amministrazione dell’interesse comune. Baccanali con maschere di maiale, per tacere di cose peggiori accadute negli ultimi mesi, non dovranno più ripetersi. Perché si ha l’impressione che i cittadini abbiano deciso di concedere un’ultima possibilità alla classe politica, una sorta di seconda – o terza, quarta, quinta e così via – occasione per ripulire una facciata sporcata nel corso del tempo. Chi venga eletto amministri con competenza e, soprattutto, con rigore. La lezione ormai deve essere stata imparata. (Gabriele Margani)

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