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L’incapacità di capire il dramma della crisi

Il suicidio dell’imprenditore a Frosinone è purtroppo l’ennesima tragedia che riguarda la crisi del lavoro. Nel nostro Paese, da alcuni mesi ormai, i casi di datori di lavoro o dei loro dipendenti che si tolgono la vita perché non reggono il peso di una crisi sempre più insopportabile si susseguono con una frequenza agghiacciante. Qualcuno, evitiamo di fare il nome per commiserazione nei suoi confronti, tempo fa ebbe a dire che «i suicidi ci sono perché i giornali ne parlano». Come dire che la mafia esiste perché ci sono libri e inchieste giornalistiche a riguardo.
In realtà sottovalutare quello che sta accadendo in Italia è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Con l’aggravante che in gioco ci sono le vite e la dignità delle persone. Eccola la parola chiave: dignità. Quella che di fatto viene riconosciuta nell’Articolo 1 della nostra Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. I nostri Padri Costituenti riconobbero l’importanza del lavoro e lo inserirono all’inizio della Carta.
Purtroppo il loro insegnamento è stato dimenticato e a volte addirittura calpestato nel corso degli anni. Fino ad arrivare ai nostri giorni, quelli le cui cronache vengono riempite dai drammi vissuti da un numero tragicamente alto di persone. Sarebbe semplice fare demagogia in questo momento e cavalcare il fenomeno dell’antipolitica, però se un imprenditore arriva a togliersi la vita perché perde una gara d’appalto e quindi è costretto a licenziare i suoi dipendenti un meccanismo perverso da qualche parte ci deve pur essere.
C’è bisogno che alcuni temi, primo tra tutti quello del lavoro, tornino al centro dell’agenda della classe dirigente italiana. Perché dare una posizione stabile e un futuro a uomini, donne e ragazzi, assicurare loro la tranquillità economica, garantire la dignità delle persone non possono essere argomenti sui quali far finta di accapigliarsi in campagna elettorale. Occorre una seria presa di coscienza della crisi che molti italiani stanno vivendo. Occorre una riforma del mercato del lavoro che vada a favore dei lavoratori e non di affaristi e lobby di potere. Occorre una maggiore sensibilità: i disoccupati, gli inoccupati, i cassintegrati, gli esodati sono persone che hanno una storia e una famiglia alla quale pensare, non sono numeri che gravano sul bilancio di uno Stato. Occorre che lo si capisca in fretta, in caso contrario si avranno sulla coscienza altre vite umane. (Gabriele Margani)

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