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Cisl, tre ragazze su dieci non studiano né lavorano

NEET e cervelli in fuga, due lati della stessa medaglia e reazioni diverse ad una stagnazione economica che sta trascinando verso l’invisibilità sociale i nostri giovani. Il Centro Studi e Ricerche della CISL di Frosinone ha analizzato il dato nella provincia Ciociara.
I motivi sono pressoché gli stessi di un secolo fa, ovvero cercare fortuna. Ma questa volta, invece di braccianti agricoli e manovali che affollano navi dirette a New York, la provincia sta perdendo i suoi elementi migliori e più brillanti per via di un decennio di stagnazione economica, un mercato del lavoro bloccato e un sistema meritocratico vicino pressoché allo zero.
«Il trend della provincia di Frosinone è molto simile a quello dell’Italia e questo – commenta Pietro Maceroni, Segretario Generale della CISL provinciale – è un lato della medaglia, ovvero giovani che ad un immobilismo della politica e a scarse opportunità decidono di reagire andando via. Dei circa 6.000 giovani laziali che sono emigrati lo scorso anno, oltre il 14% sono della provincia di Frosinone. L’altro lato della medaglia, ed è quello che davvero ci fa riflettere, è la percentuale di NEET, ovvero coloro che non studiano e non lavorano, in provincia di Frosinone. La CISL ha rilevato che il tasso è vicino al 23%, un dato allarmante perché, oltre ad essere il più alto della regione Lazio, pone l’accento sul fatto che in giro c’è rassegnazione ed a farne le spese sono principalmente le ragazze. Infatti addirittura 3 su 10 non studiano e non lavorano».
«Inoltre, la percentuale di giovani disoccupati è aumentata in un solo anno del +14,8% e le cause vanno ricercate – nota Maceroni – su risorse spese male e politiche errate. I finanziamenti gestiti dalla politica in maniera autoreferenziale ed inviati a pioggia in questi anni non hanno avuto una progettualità affidabile, non hanno generato ricchezza ed occupazione, per questo la rassegnazione è tangibile. Allora ecco che si perde fiducia nella scuola, nelle istituzioni e ci si lascia andare ad una stabile rinuncia a tempo indeterminato. La CISL di Frosinone dice no a questo stato di cose e rilancia sul concetto di dimensione locale e di territorio che racchiude in sé tutti gli elementi chiave di un sistema di innovazione aperta».
«Noi della CISL – continua Maceroni – stiamo incentivando una rinnovata spinta alla esigenza di centralità della dimensione locale, per una rinascita, attraverso nuovi atti fecondanti, che producano nuovamente comunità e territorio, ovvero nuove relazioni fertili. Bisogna produrre e diffondere, tra tutti i soggetti provinciali, una cultura della responsabilità e della progettualità. Ma, anche, mobilitare le risorse locali per sviluppare la coesione sociale. Vanno consolidate le reti relazionali e di cooperazione tra i vari soggetti presenti nel territorio, lavorando al rafforzamento dei partenariati locali e della concertazione intorno ai progetti di sviluppo nati dal basso. Noi non ci stiamo a lasciare soli nella invisibilità sociale i nostri giovani, per questo nei vari tavoli di concertazione aperti, sia sul welfare locale che sulla pianificazione partecipata, porteremo all’attenzione il dramma dei NEET in provincia di Frosinone».

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