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Frosinone, addio ai sogni play-off

Adesso neanche più la matematica consente al Frosinone di sperare. L’1-1 sul campo della Paganese estromette definitivamente i giallazzurri dalla corsa al quinto posto. Il punto sarebbe già servito a poco, se poi il Pisa contemporaneamente ha allungato il vantaggio ecco che la parola fine al sogno dei play-off è stata scritta. A due giornate dal termine della stagione regolare il Frosinone ha un ritardo di sei punti proprio dal Pisa, che dalla sua ha il vantaggio delle vittorie negli scontri diretti. E’, insomma, finita e per il secondo anno consecutivo i canarini dicono addio alla possibilità di raggiungere gli spareggi per la promozione in Serie B prima della fine del campionato.
Della partita è quasi inutile parlare, il Frosinone ha fornito un’altra prova scialba in linea con le ultime. A questo punto c’è da fare un’analisi sulla stagione della squadra di Stellone. Nessun processo, ma solo il desiderio di capire. Capire perché dopo le prime brillantissime giornate la “luce” si sia spenta e il Frosinone abbia tenuto un cammino da zona play-out. Perché si sia cambiato l’obiettivo – da tranquilla salvezza a play-off – mettendo pressione alla squadra e creando aspettative nell’ambiente. Perché per il terzo anno consecutivo la società non abbia ingaggiato un attaccante degno di questo nome: da Baclet e Zigoni si è passati a Ganci e Artistico fino ad arrivare a Curiale e Lapadula. Messi insieme, i gol di questi sei attaccanti non arrivano a dieci. E non è che Santoruvo e Aurelio, punte già in rosa, fossero dei bomber implacabili. Capire infine che fine abbia fatto la politica della valorizzazione dei giovani, con Paganini e Campagna ceduti a gennaio, Altobelli e Crescenzi mai visti, Amelio retrocesso a riserva di Vitale e Frabotta relegato al ruolo di “panchinaro” per far posto ad un giocatore di proprietà di un altro club: Marchi.
Il Frosinone merita comunque un grazie. Lo merita la società per aver se non altro regalato ai tifosi una squadra capace in alcune fasi della stagione di emozionare. Lo merita Stellone per l’onestà e l’entusiasmo che ha sempre messo nel suo lavoro. E lo meritano i giocatori, la maggior parte di essi almeno, per aver fatto rinnamorare il pubblico. Però errori ne sono stati fatti tanti e negarlo non sarebbe di aiuto a capire dove si possa migliorare. (Gabriele Margani)

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