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Meluso: «Non è il momento dei processi»

Il Frosinone fa quadrato e va all’attacco. Nel mirino, la stampa. A farsi portavoce del pensiero della società è stato il direttore sportivo Mauro Meluso (nella foto di Luca Lisi). Il diesse ha spiegato il motivo della sua presenza in sala stampa in luogo di quella dei giocatori: «Per questa settimana abbiamo pensato di tenere la squadra tranquilla. Quella di venire in conferenza è stata una decisione presa per questa circostanza, solo per questa occasione a parlare non saranno i giocatori. Credo non sia questo il momento di fare dei processi, come ha fatto la maggior parte della stampa. Ho letto critiche che sono andate oltre quelle che dovrebbero essere le analisi di una partita. Mi schiero con la squadra e l’allenatore, perché hanno portato avanti un ottimo lavoro e devono completarlo battendo il Benevento e raggiungendo l’obiettivo dei play-off che ci siamo prefissati». La presa di posizione di Meluso merita rispetto, però sarebbe corretto che il Frosinone Calcio – dalla proprietà fino al più giovane dei calciatori – sottolineasse con la stessa tempestività anche le lodi, e sono state continue, fatte nel corso della stagione a società, tecnico e giocatori da parte della stampa. Criticare – non certamente “processare” – la prestazione della squadra contro il Perugia è legittimo, oltre che doveroso nei confronti di lettori e spettatori.
Detto questo, le parole di Meluso sono assolutamente condivisibili quando ha affermato che «il Frosinone ha perso una battaglia, non la guerra. Siamo ancora in corsa per il quinto posto. Abbiamo incontrato una squadra particolarmente in palla e noi abbiamo avuto una giornata storta». E ancora più meritevoli di apprezzamento sono state le successive parole: «Siamo pronti a ripartire, questo è il sentimento interno alla squadra. Voglio una reazione immediata, non deve esistere che qualcuno molli. Partita decisiva col Benevento? Non mi nascondo, per me lo è. Anche se va detto che non sarebbe finita in caso non riuscissimo a vincere. Io comunque sono ottimista». (Gabriele Margani)

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