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Otto minuti, confronto aperto nel centrosinistra

Otto minuti a testa per condividere una riflessione, “Perché ci troviamo a questo punto?”, e per dare qualche risposta all’interrogativo “Cosa ti aspetti che faccia il centrosinistra a questo punto?”. Con questa formula Armando Mirabella, membro del direttivo del Partito Democratico di Frosinone, ha organizzato un confrontato nel corso del pomeriggio di sabato presso la “La Saletta centro delle Arti” in via Matteotti a Frosinone.
In un momento così incerto per la vita del nostro Paese e della nostra città, nel pieno di una profondissima crisi economica e sociale e all’indomani di un voto nazionale che alimenta questi elementi di sospensione, c’era voglia in città di un confronto aperto e libero tra militanti, elettori, semplici cittadini ed eletti del centrosinistra. E così in una sala in cui non è rimasto alcun posto a sedere libero, si sono susseguiti diciannove interventi in cui disoccupati, dipendenti pubblici, liberi professionisti, impiegati, sindacalisti, imprenditori, pensionati e  studenti hanno dibattuto con la senatrice Maria Spilabotte (PD), il senatore Francesco Scalia (PD), l’onorevole Nazzareno Pilozzi (SEL), la consigliera regionale Daniela Bianchi (Per il Lazio), il presidente nazionale dell’assemblea dei Giovani Socialisti e segretario cittadino del PSI Vincenzo Iacovissi, la segretaria provinciale del Partito Democratico Sara Battisti, la segretaria dei Giovani Democratici Martina Innocenzi e tutto l’attuale gruppo consiliare al Comune di Frosinone del Partito Democratico: Michele Marini, Massimo Parlanti, Norberto Venturi.
Fortissima la richiesta fatta a tutto il centrosinistra di apertura reale. Una apertura indispensabile per affrontare la complessità in cui siamo immersi: dalle passioni e dalle professionalità del popolo delle primarie può venire quell’arricchimento di idee e strumenti indispensabili per far costruire dai partiti delle proposte forti. Idee e proposte forti e qualificate che permettono ai partiti anche di liberarsi dalla schiavitù dei personalismi.
Secondo molti degli intervenuti, per il nostro territorio è necessario cambiare prospettiva e linguaggi: no alla rincorsa dell’emergenza, sì ad una programmazione che significa passare dai tavoli di crisi a quelli di sviluppo, ragionare della nostra provincia non solo sui problemi ma anche sulle opportunità che questa offre. L’affermarsi, poi, delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e lo sviluppo ormai sempre più prossimo di quelle del risparmio, produzione e distribuzione dell’energia, debbono offrire la possibilità di trasformazione di tutte la realtà produttive del nostro territorio ed in particolare quelle edili ed industriali.
Territorio rispetto al quale sabato scorso è emersa con forza una richiesta: l’elaborazione di un nuovo Piano Regolatore per la città di Frosinone superando quello attuale: datato e ampiamente sovradimensionato. Elaborazione che deve essere preceduta da un confronto con la città per capire che città essa stessa è divenuta e quale deve essere la direzione che Frosinone deve seguire per il futuro. Sono troppi gli oltre quaranta anni trascorsi dall’adozione dello strumento urbanistico del Capoluogo. I quarant’anni più veloci e rivoluzionari della storia recente.

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