Atuttapagina.it

Frosinone, una stagione con più bassi che alti

E così anche questo secondo campionato in Prima Divisione si è concluso. E’ stato un finale di stagione che nessuno si aspettava, con il Frosinone incapace di vincere negli ultimi due mesi. Alla fine i giallazzurri sono precipitati a dodici punti dalla zona play-off: un crollo impensabile fino a qualche settimana fa, quando il Frosinone era in corsa per gli spareggi per la promozione.
Ci sono stati aspetti positivi e altri negativi nel corso della stagione, con i secondi che pesano più dei primi. Se il cammino della squadra di Stellone (nella foto di Luca Lisi) si potesse ribaltare, se insomma l’inizio fosse stato stentato e il finale mozzafiato, forse adesso staremmo a fare altri discorsi. E’ chiaro che nella memoria resta soprattutto il girone di ritorno rispetto a quello di andata che ha fatto vedere un gran bel Frosinone, che però non ha saputo confermarsi durante la stagione. C’è stato un clamoroso passo indietro che ha lentamente fatto scivolare la squadra in classifica. I fattori di quanto accaduto sono molteplici: scadimento della condizione atletica generale, contributo quasi nullo di quei giocatori che avrebbero dovuto far compiere il salto di qualità, inefficacia del mercato di riparazione, mancanza di coraggio da parte di Stellone in alcune scelte (perché insistere quasi fino all’ultimo su Aurelio?), sfortuna negli episodi chiave (vedere Pisa). Ci sono state, però, anche delle cose che non devono essere cancellate. Questo campionato ha evidenziato che, fatta eccezione per Frara e Zappino, nessuno dei giocatori più esperti può ritenere di aver fatto meglio rispetto ai ragazzi. E allora si dia definitivamente fiducia alla linea verde: l’estate scorsa la piazza ha dimostrato di essere sufficientemente matura da accogliere favorevolmente una politica del genere. Il Frosinone dei giovani deve diventare la regola e non l’eccezione.
Nota a margine. Dispiace che la società eviti il confronto con la stampa, confronto che si è sempre svolto all’insegna della pacatezza dei toni e del rispetto nei confronti dell’intervistato: questo non può essere negato da nessuno. In questi giorni sarebbe stato gradito l’incontro con un dirigente per analizzare, in modo serio e sereno, i motivi di un finale di stagione al di sotto delle aspettative. Il silenzio stampa non è mai un segnale di forza, ma solo di debolezza. E liquidare in modo dispregiativo l’operato dei giornalisti etichettandoli come “certa stampa” non rende onore a chi di questa definizione ha la paternità. La si può pensare diversamente, si può non condividere quanto un cronista scrive o dice, si può anche avere scarsa simpatia per questo o quell’altro organo di stampa: ma il rispetto per il lavoro e la dignità altrui non dovrebbe mai venir meno. (Gabriele Margani)

Potrebbero interessarti

Commenti

Questo sito utilizza i cookies; utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire l'utilizzo dei cookies.
Ulteriori Informazioni