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Imu, a Frosinone aumenta l’aliquota sulla prima casa

Il piano di Letta e Saccomanni sull’Imu non è ancora chiaro, ma è già possibile sapere dove e per chi l’odiata tassa sarà più cara. Fermo restando, infatti, che  il pagamento di giugno sarà  verosimilmente sospeso e rinviato a data da destinarsi, i Comuni italiani si stanno comunque attrezzando e hanno già comunicato al Dipartimento delle Finanze le nuove delibere relative all’aliquota che verrà applicata nel 2013.
Così, mentre il ministro dell’Economia spinge per una soluzione graduale dell’imposta e si fa strada l’idea di un provvedimento che sospenda il pagamento della prima rata sia per le prime case sia per i fabbricati industriali e agricoli, con un rinvio a fine estate della riforma complessiva, la Cgia di Metre ha fatto un po’ di conti.
Un Comune su tre ha deciso di aumentare l’aliquota. «Su un totale di 109 Comuni capoluogo di Provincia, ad oggi solo 35 hanno segnalato al Dipartimento delle Finanze le nuove delibere», spiega l’associazione degli artigiani.
Di questi 35, «12 (pari al 34,2% del totale presente nel sito delle Finanze) hanno scelto di aumentare l’aliquota».
Quattro (Benevento, Bologna, Frosinone e Verona) hanno innalzato quella sulla prima casa, sette (Aosta, Asti, Barletta, ancora Benevento, Ferrara, Lucca e Treviso), quella sulla seconda e sei (Asti, Barletta, Benevento, Treviso, Cuneo e La Spezia) quella sui capannoni, «siano essi categoria D1, che include quelli ad uso artigianale, sia la categoria D7, che raccoglie quelli industriali».
Cinque hanno invece preso la decisione opposta: Brescia, Cagliari, Pavia e Pesaro sulla prima casa e Carbonia sulle seconde case e sui capannoni.
«Nonostante il numero dei Comuni che ha deliberato e inviato alle Finanze i propri dati sia ancora esiguo – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia -, la tendenza appare abbastanza chiara. La stragrande maggioranza dei sindaci ha deciso di confermare le scelte prese l’anno scorso. Chi invece ha deliberato l’aumento per il 2013 ha inasprito il carico fiscale prevalentemente sulle seconde case o sui capannoni». (affaritaliani.it)

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