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Multiservizi, i lavoratori si appellano alla Regione

I lavoratori della Frosinone Multiservizi mercoledì si recheranno a Roma, in occasione del Consiglio regionale, per chiedere un incontro. Di seguito la lettera inviata alla Giunta e al Consiglio.

I lavoratori della Frosinone Multiservizi chiedono un incontro a margine del Consiglio regionale del 12 giugno.
I lavoratori impiegati in una società pubblica, di cui la Regione ha fatto parte con il 49% delle azioni fin dal 2006, sono oltre 270, in servizi pubblici essenziali in tre enti, Provincia di Frosinone, Comune di Alatri e Comune di Frosinone. Oggi essi nella stragrande maggioranza sono a casa aggrappati alla “invisibile” cassa integrazione, che terminerà il 30 giugno.
Questi lavoratori, ex socialmente utili, che provengono dalla lunga disoccupazione o dalla chiusura delle aziende, lavorano presso gli enti fin dal 1997, ai cui redditi ha contribuito anche la Regione Lazio garantendo agli enti di usufruire GRATUITAMENTE di servizi per 10 lunghi anni. Nel caso specifico parliamo di oltre 35 milioni di euro risparmiati in 17 anni.
Nel 2006 l’allora governo regionale diede l’opportunità ai lavoratori di passare dalla precarietà alla stabilità con contratti di 850-900 euro attraverso la costituzione di una società pubblica, Frosinone Multiservizi. Si sono creati così, dal nulla, centinaia di posti di lavoro, grazie soprattutto alle lotte dei lavoratori.
Nella formazione e nell’organizzazione di questa società sono stati investiti da parte della Regione Lazio decine di milioni di euro tra contributi, sgravi e personale.
Appena sei anni dopo la società finiva in liquidazione; ai lavoratori prima si tagliava il salario, poi il posto di lavoro. Ad aprile 2013 a Frosinone, dove il numero dei dipendenti è il più numeroso, 142, con il cambio della maggioranza politica veniva negato addirittura il futuro, con assegnazione degli appalti, sempre più ridotti, a cooperative per cinque mesi con un “pastrocchio” amministrativo. Dei 142 dipendenti solo 32 hanno accettato di vedersi peggiorare così perentoriamente e così drammaticamente salario e futuro. Gli altri sono rimasti fuori da tali scelte, convinti di difendere la propria dignità, il servizio pubblico e anni di lotte e soldi pubblici oggi regalati ai privati.
Frosinone svolge un ruolo decisivo per il salvataggio dell’intera platea dei lavoratori, non fosse altro che il Comune di Alatri non può fare una società in house, mentre la Provincia è in un vortice di non chiaro destino. E solo con una società che comprenda tutti gli enti si salverebbero i circa 270 dipendenti.
Nel corso di questi anni questi lavoratori LSU, che per primi furono stabilizzati anche tramite graduatorie di bisogno, si ritrovano a casa mentre altri lavoratori dello stesso bacino sono stati assunti negli enti!
Nei giorni scorsi la Regione ha avanzato una proposta all’amministrazione frusinate, la quale si è affrettata a respingerla prima di aver ragionato. Gli altri due soggetti hanno invece dato disponibilità ad intraprendere il percorso suggerito.
I lavoratori chiedono alla Regione un impegno politico forte, volto alla tutela di 270 posti di lavoro che altrimenti saranno perduti; posti di lavoro nati e mantenuti con ingenti risorse regionali e che non possono essere in balia di questa o quella amministrazione locale a seconda del colore politico.
Si ravvisa la necessità di un’unica società pubblica che faccia da contenitore per l’espletamento dei 20 servizi pubblici e che, in attesa della costituzione della Società, non sia interrotta la CIG in deroga.
Già in passato i governi regionali sono intervenuti per la soluzione di queste annose vicende. I lavoratori chiedono oggi di non essere completamente abbandonati, dopo 17 anni, nel buio della crisi.

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