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Università di Cassino, l’allarme della Cisl

In un Paese che vive in gran parte sul lavoro pubblico non poteva essere indolore tutta la stangata apportata ai lavoratori pubblici con il blocco prima delle assunzioni e poi degli stipendi e non poteva che innescare una forte protesta da chi si vede il potere d’acquisto eroso ogni giorno dall’aumento del costo della vita.
Per ciò che riguarda il nostro settore, c’è da dire che l’Università esplica un elevato livello qualitativo nella ricerca di base. L’autonomia del sistema università deve responsabilmente porsi il problema del suo cambiamento affinché la ricerca scientifica sia qualitativamente adeguata al progresso economico e tecnologico della nostra nazione. Però, il dibattito che si sta sviluppando rispetto alle controverse vicende politiche di questi ultimi mesi ci dimostra che la politica non sa cosa fare del sistema universitario e non ne coglie la funzione. Nessun partito in campagna elettorale ha cavalcato il tema e, più recentemente, nessuno dei saggi ha pensato di inserire il settore tra i punti salienti del programma di governo. Gli atenei, in agenda, semplicemente non ci sono e nemmeno vengono citati in un futuro prossimo. Questa è la ragione del degrado del nostro sistema universitario: la continua e progressiva mancanza di impegni dello Stato in termini finanziari verso gli atenei, che ha portato ad un indebolimento del comparto, che sta morendo con il passare dei giorni.
Le università devono lanciare, tramite gli organi preposti, un segnale di allarme  al mondo della politica e alla società; si deve prospettare la conoscenza e, ancora di più, la cultura come traino per un nuovo sviluppo sociale ed economico del Paese.
La Regione Lazio deve essere consapevole di ciò e deve capire che ci si trova di fronte ad una sprezzante e dannosa scelta messa in atto per ridurre il pur rilevante numero di università. Il sistema universitario, senza più finanziamenti da parte del MIUR, cancellerà i fondi per il diritto allo  studio, con una riduzione dei finanziamenti per le borse di studio e con un impoverimento complessivo dei servizi. In tale situazione c’è l’esigenza che l’intera classe politica abbia consapevolezza di tutto ciò e agisca con urgenza per preservare una struttura  che, pure nelle sue complessità e nelle sue contraddizioni, ha dato molto al territorio: l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.
La classe politica deve ritrovarsi intorno ad un programma capace di rilanciare il sistema universitario in termini di qualità e di presenza, come la vollero quanti si batterono negli anni per la sua nascita. Bisogna bloccare del tutto le leggi approvate e riguardare la legge di stabilità, cancellando l’ultimo taglio di ben 300 milioni sul FFO (Fondo Finanziamento Ordinario) che, se messo in pratica, finirebbe per portare allo smantellamento dei piccoli atenei, compreso il nostro, non scongiurando il commissariamento e, sicuramente, l’accorpamento di diversi atenei italiani.
Una strategia di risparmio è quella di cercare di limitare le spese superflue, un’altra cosa è adottare un taglio lineare che comporta solo il disfacimento dell’intero sistema.
La politica prenda esempio dai Paesi europei, virtuosi in termini economici con parametri di disoccupazione bassissima e con un benessere generalizzato tra la popolazione; essi hanno investito sulla ricerca e sulla cultura, trovando un trampolino di lancio verso il futuro. (Francesco Cuzzi – Segretario provinciale CISL Federazione Università)

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