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Castellaccio, a Retuvasa non bastano le rassicurazioni

«Rassicurare non basta». E’ ferma e decisa la presa di posizione di Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco – in merito all’incendio dello stabilimento ACEA A.R.I.A. verificatosi in località Castellaccio, nel Comune di Paliano, circa un mese fa. L’associazione ambientalista lancia un appello – non certamente il primo – affinché non si minimizzi quanto accaduto. Retuvasa tiene alta l’attenzione sulle conseguenze dell’incendio per la natura e i residenti del territorio. Ecco il comunicato dell’associazione:

L’imponente incendio avvenuto lo scorso 19 giugno nello stabilimento di produzione di CDR di Castellaccio, nel territorio comunale di Paliano, di proprietà ACEA A.R.I.A., sembra aver generato, oltre ad una nube tossica, una sorta di gara tra le istituzioni, tese a rassicurare la popolazione relativamente alla pericolosità delle emissioni prodottesi. La comunicazione rivolta ai cittadini potrebbe riassumersi così: «Ci è andata bene!». Ammesso e non concesso che tutto sia andato effettivamente liscio, si sarebbe dovuto almeno aggiungere: «…questa volta».
Rassicurare la popolazione ed evitare inutili allarmismi è un’istanza istituzionale comprensibile e apprezzabile. Ma c’è una bella differenza tra la rassicurazione paternalistica e la puntuale informazione, che spiega al cittadino che cosa è realmente avvenuto, perché è avvenuto, quali precisi danni ambientali ha provocato, perché non si ripeterà più, che cosa si sta facendo perché non si ripeta.
Non ci sembra che gli enti locali abbiano richiesto un’indagine sulla pericolosità dell’impianto, sul rispetto di tutte le garanzie necessarie, sull’esistenza di dispositivi atti a soffocare ogni principio di incendio sul nascere e sulla presenza e funzionalità dei sistemi di allarme, sul rispetto da parte dell’azienda delle misure previste dall’eventuale piano di emergenza. Le sostanze costituenti il CDR sono a rischio grave di incendio, con conseguente generazione di diossine e di altre sostanze pericolose per la salute.
Le indagini in corso, di cui attendiamo con attenzione e fiducia gli esiti, si devono semmai all’efficienza delle forze dell’ordine, in particolare dell’Arma dei Carabinieri.
Ma l’incendio di Castellaccio pone, più in generale, inquietanti interrogativi sulle procedure di emergenza in caso di incidenti a rischio rilevante. Nella Valle del Sacco sono presenti decine di impianti soggetti alla “Direttiva Seveso”, di cui 7 nel solo territorio di Anagni. Per cui l’incendio potrebbe considerarsi una prova generale di inefficienza. Dopo il tempestivo intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco (ci risulta però che il gruppo di intervento NBCR dei Vigili del Fuoco, in possesso di rilevatori di ultimissima generazione, che avrebbero potuto produrre un’istantanea della nube sprigionatasi, sono arrivati sul posto solo nel primo pomeriggio, a incendio pressoché spento e in seguito a chiamata da ritenersi tardiva), la situazione era confusa e i Comuni hanno dovuto anche procedere per alcune ore a ordinanze cautelative per la salute della popolazione. La protezione civile regionale non si è vista. Se si fosse trattato di un incidente industriale ancora più grave, come lo si sarebbe gestito? Gli abitanti delle località prossime all’intervento, in particolare la popolosa contrada di San Bartolomeo, non sembra siano mai stati realmente informati dei rischi in caso di incidente, né tantomeno coinvolti in procedure atte a ridurli. Ciò vale in generale per tutti gli abitanti della Valle del Sacco nell’arco delle aree toccate dal rischio di incidenti rilevanti.

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