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Valle del Sacco, gli effetti dei veleni sulla salute

Il veleno della Valle del Sacco e i danni sulla salute dei residenti. L’ennesima conferma che nella valle l’inquinamento abbia superato di gran lunga i limiti arriva dal Rapporto di Sorveglianza del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio. Lo studio compiuto su 502 persone appartenenti a 183 famiglie diverse nell’area del fiume Sacco rivela una preoccupante insorgenza di patologie gravi: alterazione del metabolismo e delle funzionalità epatica e renale, alterazioni cognitive, alterazioni degli ormoni sessuali nelle donne, alterazioni cardiovascolari. Sono gli effetti dell’inquinamento delle falde acquifere seguito all’interramento di bidoni contenenti sostanze tossiche nel comprensorio industriale di Colleferro. Allarmante, poi, la presenza di beta-esaclorocicloesano (β-HCH), sottoprodotto di un insetticida bandito in Italia nel 2001, nell’organismo di persone che in questi anni hanno bevuto l’acqua dei pozzi e consumato verdura fresca di produzione propria. Vi proponiamo il sommario del Rapporto di Sorveglianza. Da leggere con attenzione le ultime righe, nelle quali si parla di “un danno biologico per la popolazione esposta”:

Nel marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco. Risultati analitici di campioni di latte crudo di un’azienda agricola avevano evidenziato livelli di beta-esaclorocicloesano (β-HCH), un composto organico persistente, superiori ai limiti di legge per la matrice considerata. Sulla base di monitoraggi eseguiti successivamente, si è accertato un inquinamento ambientale di ampia estensione legato alla contaminazione del fiume Sacco da discariche di rifiuti tossici di origine industriale (contaminazione delle acque e utilizzo a scopo irriguo) a cui sono stati esposti gli animali di interesse zootecnico e la popolazione umana.
Per valutare lo stato della salute della popolazione in rapporto alle esposizioni ambientali, la Regione Lazio ha promosso nel 2006 il progetto “Salute della popolazione nell’area della Valle del Sacco” coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio. Uno degli obiettivi del progetto era l’indagine trasversale della popolazione con caratterizzazione del livello di accumulo di contaminanti organici, eseguita su un campione della popolazione residente in 4 aree a diversa contaminazione ambientale (studio di biomonitoraggio). I risultati dell’analisi statistica avevano messo in evidenza valori di β-HCH più elevati per coloro che risiedevano entro un chilometro dal fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto alle altre aree. I livelli ematici di β-HCH aumentavano con l’età dei soggetti ad indicare che la contaminazione aveva caratteristiche croniche con accumulo. L’uso pregresso delle acque di pozzi privati e il consumo di prodotti alimentari di produzione propria e locale erano risultati fortemente associati con la concentrazione ematica di β-HCH.
In seguito a questa prima fase (studio di biomonitoraggio), è stato commissionato dalla Regione nel 2009 un programma di “Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco”. Tale programma prevede il monitoraggio biologico della concentrazione di β-HCH nel sangue e controlli di salute periodici dei residenti in prossimità del fiume Sacco (entro un chilometro). Durante il periodo 2010-2012 sono stati determinati i parametri emato-chimici relativi alla funzione midollare e ai parametri di infiammazione, al diabete e al metabolismo dei lipidi, alla funzionalità epatica, alla funzionalità renale, agli ormoni sessuali, alla funzionalità surrenalica. Sono state inoltre eseguite una serie di indagini cliniche e strumentali volte alla valutazione delle funzioni neurologiche.
Sono state contattate 710 persone, 643 delle quali hanno partecipato alla sorveglianza. L’analisi dei dati è stata eseguita su 502 soggetti che presentavano un valore di β-HCH attendibile, dopo le verifiche di qualità di laboratorio. La concentrazione media di β-HCH nel siero è pari a 153 ng/g lipidi, mentre la media geometrica è 74 ng/g lipidi.
E’ stata eseguita una nuova analisi volta alla valutazione dei fattori associati all’aumento nella concentrazione ematica di β-HCH nella popolazione residente in prossimità del fiume. I risultati hanno confermato quelli già disponibili dello studio di biomonitoraggio, indicando un ruolo dell’età, degli alimenti di produzione locale e dell’uso di acqua dei pozzi privati. Inoltre, lo studio ha suggerito possibili effetti di fattori di natura familiare-genetica sulle capacità di metabolismo del tossico ambientale anche se il ruolo di questi fattori non è chiaro. Le evidenze da questo studio pertanto hanno confermato i dati già esistenti e suggerito la necessità di verificare anche altri fattori, soprattutto legati al contatto diretto con il fiume Sacco e ai consumi alimentari.
Sono stati analizzati i possibili effetti del β-HCH sulla salute della popolazione sotto sorveglianza. L’analisi di regressione lineare è stata utilizzata per studiare l’associazione tra le concentrazioni ematiche di β-HCH (variabile categorica in quartili) ed i parametri biochimici considerati. Per studiare l’associazione tra la concentrazione ematica di β-HCH e gli esiti nella forma di variabili categoriche (es. diabete e risultati dell’elettroencefalogramma) è stato usato il modello di regressione logistica.
I risultati delle analisi epidemiologiche mostrano una associazione tra livelli ematici di β-HCH e metabolismo dei lipidi (aumento di trigliceridi e colesterolo LDL, diminuzione del colesterolo HDL), funzionalità renale (aumento di azoto ureico e creatinina, diminuzione della funzionalità renale stimata), regolazione degli ormoni sessuali nelle donne (aumento di FSH e LH, diminuzione di progesterone e prolattina) e funzionalità surrenalica (diminuzione del cortisolo). Le analisi statistiche sulla relazione tra β-HCH e dati neurologici mostrano una associazione con un punteggio del test MMSE<=26, indice della presenza di deterioramento cognitivo.
Anche se occorre cautela nella interpretazione dei dati trattandosi di una indagine trasversale, i risultati dello studio sono chiaramente suggestivi di un effetto specifico dell’inquinante organo-clorurato su diversi organi e sistemi e quindi di un danno biologico per la popolazione esposta. Sarà possibile approfondire ed eventualmente confermare i risultati raggiunti con lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.

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