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Zingaretti: Fuori dal commissariamento della sanità

A conclusione dell’audizione di ieri in commissione Politiche sociali e Salute, il commissario Nicola Zingaretti ha sottolineato di aver fatto una scelta ben precisa: individuare commissione e Consiglio come interlocutori di prim’ordine nonostante i poteri straordinari di commissario di governo. «Reputerei sbagliato svolgere la funzione commissariale senza il confronto con i rappresentanti eletti dal popolo», ha precisato. Rivendicati, quindi, molti provvedimenti che hanno conferito maggiore trasparenza alla governance della sanità laziale, a partire dalla pubblicazione online di tutti i decreti e dalle modalità di selezione per i futuri direttori generali. «Oggi posso inoltre annunciare una rivoluzione storica – ha aggiunto -: siamo la prima Regione in Italia a essere passata ad una gestione unica amministrativa dei 51 mila dipendenti impegnati nella sanità, grazie alla collaborazione con il Mef. Rappresentiamo un progetto pilota, unico ente locale, assieme a Polizia di Stato e Guardia di Finanza».
Quanto al commissariamento, «dobbiamo lavorare per uscirne in tempi certi, ma per farlo dobbiamo costruire un processo di razionalizzazione della spesa che non sia fondato sui tagli ma sull’innovazione, sull’introduzione di rigore e trasparenza per eliminare le condizioni di disavanzo», mentre a proposito del decreto 80, Zingaretti ritiene «sbagliata la scelta di puntare all’obiettivo della ridefinizione dell’architettura del Ssr attraverso la costituzione di macroaree:  ha portato a una disomogeneità nella riorganizzazione della rete ospedaliera».  Nessun aumento in vista, infine, per i ticket. «Grazie al governo è scongiurato il ritocco previsto per il gennaio 2014. Nella nostra regione non c’è stata una vera politica a riguardo e la combinazione delle compartecipazioni regionali con quelle nazionali ha portato alla situazione folle per cui il ticket viene a costare più della prestazione stessa. Per le liste d’attesa, poi, stiamo studiando un decreto che introduca criteri di regressione per chi non rispetta almeno la quota del 20% di disponibilità di posti letto».

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