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Discarica di via Le Lame, l’inchiesta di Adnkronos

Una discarica che doveva essere temporanea e che invece campeggia indisturbata da quasi 30 anni sul territorio della Ciociaria con 625 mila tonnellate di rifiuti. Questa volta a finire sotto i riflettori dell’emergenza spazzatura non sono le grandi città come Napoli, Roma e Palermo, ma Frosinone, dove la raccolta differenziata sfiora appena il 12%. La discarica in questione è situata in via Le Lame, nella zona industriale della città e a pochi passi da un noto centro commerciale.
«Come associazione dei consumatori abbiamo voluto denunciare questo ennesimo scempio all’italiana soprattutto perché la presenza di questa discarica a due passi dal centro cittadino comporta danni all’ambiente e alla salute delle persone», commenta all’Adnkronos Giuseppe Pettenati, responsabile dello sportello di Frosinone del Movimento difesa del cittadino (Mdc). Per questo «al di là delle competenze chiediamo l’immediata bonifica di tutta l’area». Ma la situazione non è così semplice.
La discarica di via le Lame, spiega Massimiliano Mancini, ex comandante della polizia municipale di Frosinone, «è così da 30 anni con rifiuti che hanno disperso il loro carico di veleni anche nelle falde acquifere. Solo recentemente ci si è limitati ad una piccola messa in sicurezza del sito», che però «serve solo a salvaguardare le apparenze». In particolare, racconta Mancini, l’intervento consiste nell’aver «ricoperto i rifiuti con un enorme telo nero per limitare l’ingresso di acqua piovana e quindi la produzione di percolato», che comunque continua ad essere prodotto dalla macerazione dei rifiuti.
Inoltre, «sono stati realizzati dei pozzi di captazione di percolato tutti intorno, ma nulla è stato fatto sul fondo. Questa grande massa di rifiuti continua a disperdere sostanze nocive sul fondo perché non c’è una vera opera di impermeabilizzazione del terreno». E l’anno scorso, infatti, alcune analisi effettuate dall’Arpa Lazio hanno rilevato un superamento delle concentrazioni della soglia di contaminazione (Csc) nel suolo e nel sottosuolo. Allarme che ha portato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, a vietare con un’ordinanza la coltivazione ed il pascolo lungo le aree circostanti la discarica.
Secondo quanto riferisce il primo cittadino, gli interventi di messa in sicurezza realizzati 10 anni fa, oltre a ricoprire i rifiuti, «hanno impermeabilizzato il terreno sottostante». Il problema però riguarda la prima parte della discarica, quella che non è stata oggetto della messa in sicurezza e che «non è mai stata impermeabilizzata perché qui 20 anni fa si trasferivano i rifiuti semplicemente poggiandoli per terra». Per questo «chiediamo un impegno forte da parte della Regione e del Ministero dell’Ambiente che non può lavarsene le mani declassificando il sito e rendendolo non più di interesse nazionale ma regionale, perché la salute di tutti è un bene primario di questo Paese».
A gennaio di quest’anno, infatti, è stato firmato dall’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il decreto che ha ridisegnato l’elenco dei Sin e concentra l’attenzione dello Stato su 39 aree di particolare complessità ambientale per la presenza di impianti chimici o di contaminazioni più pericolose, restituendo la competenza di controllo e risanamento alle Regioni per 18 aree che non hanno le caratteristiche per essere classificate di interesse nazionale. Tra queste compare anche Frosinone.
Attualmente la messa in sicurezza è costata una decina di milioni di euro, ma per completare il progetto servirebbero almeno altri 20 milioni per ricoprire la parte alta della discarica con materiale inerte e trasferire altrove il 20% di tutta la discarica. A questi poi si aggiungono i costi del prelievo del percolato. Davanti a queste cifre che pesano sulla bolletta dei cittadini, secondo il sindaco bisogna valutare l’opzione di bonificare l’intera area.
Attualmente, spiega il sindaco, «qui sono posizionati sul terreno circa 625 mila tonnellate di materiale e sappiamo che in Germania il trasferimento dei rifiuti come questi ha un costo di 130 euro a tonnellata. Stiamo quindi parlando di quasi 100 milioni di euro». Quella di Frosinone, conclude Ottaviani, «è una provincia che continua ad avere tassi altissimi di neoplasie. Abbiamo la necessità quindi di bonificare il sito perché questo significa tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini». (Adnkronos)

Foto tratta dal blog archi_quando

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