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Stipendi top manager, proposta di legge per un tetto

La FIBA CISL – Federazione Italiana Bancari e Assicurativi – e la CISL si sono fatte promotrici della deposizione, presso la Corte di Cassazione, di un progetto di legge di iniziativa popolare per fissare un tetto massimo delle retribuzioni e bonus dei “top manager” di Società di capitali. Si prevede un tetto per la retribuzione fissa di 294 mila euro (pari a quello dei manager pubblici) e un rapporto di 1:1 per il salario variabile (come da indicazioni europee). L’iniziativa Cisl non riguarda solo i gruppi bancari e assicurativi, ma tutte le società quotate in Borsa. A sostegno di tale progetto di legge la FIBA CISL sta promuovendo una raccolta di firme tra tutti i cittadini italiani con diritto di voto e che abbiano compiuto i 18 anni al momento in cui firmano: saranno necessarie almeno 50.000 firme. A Frosinone già si stanno raccogliendo le firme, ma ora è necessario un rush finale per raggiungere l’obiettivo, per questo la CISL nelle sedi di Frosinone, Anagni, Cassino e Sora metterà a disposizione i propri Operatori, per accogliere coloro che vorranno sostenere questa battaglia di civiltà.
«I livelli degli stipendi dei top manager – dichiara Fabio Battista, Segretario Generale della FIBA CISL di Frosinone – sono ormai fuori da ogni controllo e da ogni logica, bisogna intervenire non solo per una questione di giustizia retributiva ed equità che già di per sé sarebbero obiettivi fondamentali, ma qui è in gioco anche il modello di fare impresa e banca. Vediamo tutti come le politiche delle banche basate ad ottenere risultati di breve periodo, che premiano tantissimo i sistemi incentivanti dei manager, abbiano invece effetti negativi sia sull’occupazione e la gestione del personale, che sulle politiche della concessione del credito alle famiglie e alle imprese. Per queste ragioni il disegno di legge suddiviso in 8 articoli chiede per tutti i top manager delle società quotate in borsa un limite massimo della retribuzione fissa pari a 294.000 euro annue come previsto dal Decreto Salva Italia per i manager pubblici e limitare il rapporto tra retribuzione fissa e variabile (bonus, stock option, incentivi) a uno a uno come da indicazione europea e inoltre che siano eliminate tutte le buone uscite a volte scandalosamente milionarie per allontanare manager che spesso hanno mal gestito le aziende».
Altrettanto determinato Pietro Maceroni, Segretario Generale della CISL di Frosinone, che nota alcune cifre del fenomeno: «Per guadagnare lo stipendio annuale di un cassiere della sua banca l’Amministratore Delegato di Intesa San Paolo impiega solo 3 giorni guadagnando 10.786 euro al giorno e complessivi 3.937.000 euro all’anno, quello di Unicredit impiega 4 giorni con i suoi 8.211 euro al giorno e complessivi 2.997.000 euro all’anno, dati 2012. I rapporti tra la retribuzione media del settore e quella dei Presidenti, Direttori Generali e Amministratori Delegati è mediamente di 42-46 volte superiore con punte di 80-108 volte superiori. Ecco perché occorre dare un segnale forte andando avanti con l’iniziativa di legge, è necessario far vedere che i sacrifici non vengono chiesti solo ai lavoratori, che devono accettare contratti di solidarietà, ferie obbligatorie e tagli di stipendio, ma anche ai massimi dirigenti. Questo non è che il primo passo verso un sistema di gestione partecipativa e vigilanza dei lavoratori nelle aziende».

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