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Inquinamento e traffico, il bike sharing non basta

La decisione dell’amministrazione comunale di Frosinone di dar vita a una nuova ciclostazione di bike sharing merita un plauso, ma non ci si può limitare solo a questa iniziativa. In una città che purtroppo è sul podio tra i capoluoghi di provincia per il livello delle polveri sottili, il cosiddetto pm10, l’inquinamento va combattuto con una politica che batta su due punti, quello culturale e quello delle infrastrutture.
Per quanto riguarda quest’ultimo, il moltiplicarsi delle stazioni di bike sharing non offre molti benefici se poi il ciclista si trova circondato da centinaia di auto e se mancano del tutto le piste ciclabili. L’impegno delle associazioni, soprattutto di “Frosinone Bella e Brutta”, su questo tema è costante: a Frosinone tante persone non usano mezzi di trasporto alternativi – biciclette appunto, motocicli e anche il semplice camminare a piedi – perché le strade sono pericolose e sono pochi coloro che accettano di “sfidare” un traffico spesso intenso. Inoltre, anche la rete del trasporto pubblico locale presenta gravi lacune: spostarsi da un punto all’altro della città con gli autobus richiede lunghe attese alle fermate e alcune zone di Frosinone sono male o per nulla collegate al resto del capoluogo. Serve un impegno concreto per realizzare le strutture – oggi assenti in città – che facilitino l’uso delle biciclette.
L’altro aspetto sul quale bisogna intervenire è quello culturale. E’ purtroppo innegabile che a Frosinone manchi quasi del tutto la volontà di lasciare a casa la macchina, anche magari per percorrere poche centinaia di metri. Alla comodità della propria auto pochi vogliono rinunciare, ma così facendo si congestiona il traffico e si va ad incidere sul livello dell’inquinamento. L’amministrazione dovrebbe dar vita a una campagna che, partendo dalle scuole con lezioni circa l’uso di mezzi di trasporto alternativi, vada a realizzare una rivoluzione culturale su questo tema.
Se, insomma, al bike sharing non vengono fatte seguire altre iniziative, il rischio è quello di avere biciclette sparse in più punti della città e lasciate desolatamente in balia dei vandali e delle intemperie come accade adesso. (Gabriele Margani)

Foto di Luca Lisi

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