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Università, Cisl contro politiche su Atenei

Il progetto di smantellamento del sistema universitario italiano in corso da anni è arrivato allo stato finale: la situazione degli Atenei italiani statali non è stata mai così in declino. In tutti gli Atenei si terranno lezioni e discussioni, assemblee e incontri con il personale T/A e Docente. Il mondo universitario è in incandescenza contro la politica maldestra e distruttiva attuata negli ultimi anni. In tutti gli Atenei, compreso quello di Cassino, si sono indetti incontri, dibattiti e mobilitazioni per opporsi al progetto di disfacimento messo in atto dalla classe che ci governa. Tutto ciò per sollecitare e far riflettere il mondo accademico su come reagire e come costruire una dura lotta che si opponga a tale accanimento normativo che mette a repentaglio la natura pubblica dell’Università. A partire dalla Legge Gelmini il sistema universitario ha subito continuamente e progressivamente attacchi e tagli di ogni genere. Il taglio delle risorse ha portato ad una grave crisi di tutto il sistema e si è avuto un accentramento dei poteri esasperato a livello nazionale anche con la messa ad esaurimento dell’intera categoria dei ricercatori e con il precariato, reso perenne e di dubbia risoluzione. I docenti e il personale T/A contestano un sistema di valutazione impreciso e attuato da un’agenzia, l’ANVUR, che, in ogni caso, ha commissariato tutto il sistema universitario, demolendo la loro esistenza anziché risolvere le problematiche. Il dispositivo premiale messo in piedi dalla Gelmini con una quota del Fondo di finanziamento ordinario e, attualmente, il decreto “Criteri e contingente assunzionale delle università statali hanno creato inutili contrasti. Anche l’ultimo provvedimento del ministro Maria Chiara Carrozza sulla gestione delle risorse per assumere nuovi docenti ha creato una contrapposizione tra università del nord e del sud. E’ molto chiaro che il contenimento e la distribuzione dei punti organici creino dissapori tra docenti, personale T/A e studenti. I sindacati, tutti insieme, contestano l’attacco pesante a tutti  i lavoratori universitari e agli studenti e denunciano il danno irreparabile che sta subendo il Paese, che rischia di lasciarsi sfuggire il mezzo principale per la sua crescita culturale, sociale ed economica. L’Italia è la nazione che spende meno per la ricerca e l’innovazione: 1,25% del Pil. Un valore assai distante da quello dei Paesi europei più avanzati. Investiamo molto meno di Francia, Slovenia e Belgio; meno dei Paesi Bassi, Regno Unito, Irlanda, Estonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Lussemburgo e Spagna. Per non parlare di quelli virtuosi: Svezia, Danimarca, Germania e Austria. Investiamo poco per l’istruzione e la formazione e siamo in fondo alla classifica per numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche. Accumuliamo un ritardo enorme che difficilmente riusciremo a recuperare. Un Paese che diminuisce sempre di più la spesa, in percentuale, su innovazione e ricerca non avrà futuro e si prepara a una lenta morte. La Federazione Cisl-Università rivolge un appello ai parlamentari eletti nella provincia di Frosinone perché venga chiesto al ministro Carrozza un intervento che possa ricercare soluzioni condivise che convengano alla tutela e alla funzionalità dell’istruzione universitaria della provincia di Frosinone, nella convinzione che, solo attraverso l’investimento nell’istruzione, nella ricerca e nella formazione pubblica, si troverà la spinta fondamentale per cercare di far ripartire la nostra provincia. (Francesco Cuzzi – Segretario provinciale Federazione Cisl-Università)

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