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E’ ancora credibile la Lega Pro?

La motivazione relativa alla squalifica per due giornate di Gucher – una terza l’ha presa per la quarta ammonizione stagionale – è l’ennesima dimostrazione che il campionato di Lega Pro non è credibile. Il Giudice Sportivo sul comunicato ha scritto che Gucher è stato fermato per due turni “per aver colpito con un pugno al volto un avversario provocandogli fuoriuscita di sangue, il tutto in azione di gioco”. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Perché i fatti sono andati in tutt’altro modo. Gucher nel tentativo di stoppare un pallone ha alzato eccessivamente la gamba, colpendo il capitano del Perugia Comotto con la suola della scarpa all’altezza della tempia. Con la gamba in gioco pericoloso, non con un pugno. Cosa stava guardando l’arbitro? Ha visto l’azione? O si è “fidato” solo della ferita sul volto di Comotto?
Le immagini testimoniano che non è andata come ha scritto il direttore di gara sul suo referto e come ha poi riportato il Giudice Sportivo nel comunicato. E se non bastassero le immagini, ci sono migliaia di tifosi pronti a smentire la versione della giustizia sportiva. Non sarà difficile per l’ottimo avvocato Grassani, legale di fiducia del Frosinone, sbugiardare la tesi dell’arbitro e ottenere la riduzione di una giornata della squalifica di Gucher.
Questo, si diceva, è solo l’ultimo episodio di una totale mancanza di credibilità. E non ci si riferisce solo all’inadeguatezza della classe arbitrale che ha spesso danneggiato il Frosinone, con buona pace di Lerda e di ciò che pensano a Lecce. Di poco credibile c’è una Lega Pro che ha assurdamente cancellato le retrocessioni: non ci si sorprenda se tra qualche settimana si assisterà a gare dall’andamento “sospetto”. C’è la mancanza di giudizio sulla Nocerina dopo i fatti di Salerno. C’è l’iscrizione al campionato di una società, l’Ascoli, che si sapeva da anni che navigava in pessime acque.
Che non sia un campionato regolare è evidente a tutti. Il Frosinone dovrà essere più forte di tutto e tutti e togliersi in fretta da questo “inferno”. (Gabriele Margani)

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