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Cassino, stabilizzati 22 dipendenti precari dell’ateneo

Stabilizzati i 22 dipendenti precari dell’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale.
I lavoratori sono stati tutti assunti con contratto regolare a tempo indeterminato. La firma del contratto ci sarà entro il 3 febbraio, ma l’accordo, raggiunto tra le parti grazie alla mediazione della Cisl e del segretario Francesco Cuzzi, in questi tempi di crisi diventa una notizia certamente non di secondo ordine.
Anche perché la vicenda ha inizio agli albori della crisi, ovvero nel 2007, quando i 22 lavoratori assunti con contratti a tempo determinato rischiavano il licenziamento. In quell’occasione il sindacato riuscì ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, ma al 75% delle ore lavorative, ovvero con una busta paga quasi dimezzata.
A distanza di sette anni, nonostante la recessione economica sia ancor più grave di allora, l’Ateneo è riuscito a dimostrare di essere un ente sano e il percorso iniziato dal segretario della Cisl Francesco Cuzzi con il professor Ciro Attaianese, quando quest’ultimo era ancora delegato al bilancio e non ancora Rettore, non può non definirsi trionfale.
Dopo la stabilizzazione dei primi sei dipendenti avvenuta tempo fa, oggi i 16 rimanenti sono stati assunti con regolare contratto a tempo indeterminato al 100% delle ore e non più al 75%. Tradotto significa che d’ora in avanti riceveranno una busta paga molto più pesante. La maggior parte di loro (12) sono di categoria D, tre sono di categoria B e uno di categoria C.
«Al di là delle categorie e delle mansioni lavorative – spiega un felice Cuzzi con malcelato orgoglio – siamo riusciti a dare serenità e stabilità economica a persone che in questi anni hanno sofferto più degli altri la crisi economica. Molte volte con la mia sigla sindacale mi sono scontrato con il Rettore su alcune tematiche, ma in questa battaglia abbiamo invece marciato unitamente, quindi rivolgo un caloroso plauso al Magnifico. Mentre nel territorio dilaga la mobilità e la cassa integrazione, con lavoratori che quotidianamente rischiano il posto di lavoro, questo ateneo è riuscito addirittura a migliorare le condizioni economiche lavorative dei suoi dipendenti».

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