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Cgil, Cisl, Uil: da Regione pugno a sanità provinciale

La provincia di Frosinone rappresenta, ormai, il “punching ball” di tutti i provvedimenti in materia di sanità del Lazio. Un ulteriore pugno in faccia al territorio ciociaro è arrivato con il Piano di Rientro di Zingaretti (Decreto 480 del 6 dicembre 2013), che  sposta anche il centro di medicina trasfusionale dall’Ospedale Spaziani di Frosinone a Tor Vergata – Roma. Una decisione assunta in sordina, senza la doverosa concertazione con le parti sociali e senza tenere conto delle esigenze effettive della popolazione utente del Frusinate. Spostare il baricentro dallo Spaziani a Tor Vergata, centralizzare la lavorazione del sangue raccolto in provincia di Frosinone presso la struttura romana non risponde ad una logica efficientista e neanche gestionale, poiché nella nostra provincia si raccolgono circa 12.000 sacche l’anno, mentre a Tor Vergata meno della metà. Nel nostro territorio provinciale vi sono 30 punti di raccolta, alcuni dei quali ai confini della Campania e dell’Abruzzo. Il sangue raccolto deve essere lavorato entro le 6 ore dal prelievo per ottenere la produzione di plasma finalizzato all’ottenimento di farmaci ed emoderivati. In provincia di Frosinone siamo stati i primi nella regione Lazio a produrre le più alte percentuali di plasma di categoria B, arrivando fino al 94% della raccolta nel 2012. Inoltre, la dotazione organica del personale tecnico sanitario di Laboratorio Biomedico, rappresentato da circa 15 unità complessive, risulterebbe, viceversa, in esubero e sicuramente da riallocare non in area di Medicina Trasfusionale. A fronte, poi, di un abbassamento dei livelli di sicurezza trasfusionali – LEA trasfusionali – si produrrebbe un aumento dei costi di gestione (di personale e di automezzi) conseguenti alla necessità di garantire tale servizio h24. Tutto ciò può avere solo il significato di un atto predatorio nei confronti di una provincia che, per la sanità laziale, ha pagato già pesantemente, in termini di riduzioni di posti letto (territorio con rapporto abitanti/PL più basso del Lazio), chiusura degli ospedali, chiusura dei servizi, carenza di personale medico, paramedico ed amministrativo, senza avere in cambio una risposta sanitaria che sia qualitativa, dignitosa, efficiente e che certamente non assicura una efficace tutela della salute dei cittadini. Se tuttora i malati riescono ad avere accesso alle cure, è solo grazie alla abnegazione ed al lavoro svolto dai sanitari, che continuano ad operare in situazioni di disagio estremo con un surplus di responsabilità e sottoposti al peso schiacciante della sindrome del burnout. Questa rappresentata, insieme alla ben nota situazione dei tre Pronto Soccorso, che sono ormai il vero inferno dantesco degli Ospedali di Sora, Cassino e Frosinone, altro non è che il paradossale sistema sanitario frusinate, che, come un domino, ha spazzato via, un tassello dopo l’altro, tutti i servizi fino ad implodere nella irragionevolezza di una governance di sistema farneticante.
CGIL, CISL e UIL di Frosinone percorreranno tutte le strade per ottenere una riorganizzazione efficiente della sanità, attraverso la ricognizione ponderata delle strutture e del personale senza scompensi nel rapporto con gli altri territori laziali e l’azione di protesta assumerà, sempre più, il peso specifico di una valanga. (CGIL, CISL e UIL di Frosinone)

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