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Da Frosinone a New York, l’arte di Beatrice Scaccia

Mercoledì alle 18:30, a Brooklyn, New York, Residency Unlimited ospiterà un evento dal titolo “Little gloating Eve”, in cui si parlerà dell’evoluzione di Eve, personaggio dalla multiforme personalità, e del suo trasfigurarsi in infiniti loop in gesti che vanno dal banale all’assurdo – cucinare, ballare, ascoltare musica, saltare, mangiare fiori. «”Little gloating Eve” – si legge sul sito dell’organizzazione specializzata nel promuovere programmi di residenza per supportare la creazione e la diffusione di arte contemporanea d’avanguardia – riflette sia la nostra libertà di agire, sia l’assurdità che si cela dietro il modo con cui utilizziamo il tempo, abbandonandoci ad azioni ripetute che sembrano prese in prestito». Perché è importante segnalare un’iniziativa supportata dai fondi pubblici del dipartimento per gli affari culturali di New York, in collaborazione con il Comune di New York? Perché a parlare di Eve sarà Beatrice Scaccia, l’artista frusinate che ne ha creato le sembianze con carta, matita, gesso, acrilico e cera su tavola e che da tre anni risiede a New York. Nata a Frosinone, Beatrice ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Roma: dopo il diploma con lode il suo curriculum ha annoverato premi nazionali e internazionali, mostre collettive e personali in tutta Italia e all’estero. Non solo: alcuni suoi lavori sono conservati negli Istituti italiani di cultura di Oslo e Seul, nel Ministero degli Esteri a Roma, nel Museo dell’arte contemporanea di Viareggio e Benevento, presso il Pan di Napoli e in numerose collezioni private in Europa, a Shanghai e New York. Già cofondatrice dell’Inart studio di Piazza di Spagna, a Roma, Beatrice lavora attualmente al Jeff Koons Studio; lo scorso anno, in un articolo apparso sul sito del Corriere della Sera, Beatrice raccontava l’innamoramento per la Grande Mela – che, come il frutto porto a Biancaneve, appare bella e affascinante ma non è priva di un lato oscuro che la fa apparire «un girone infernale di ambizioni e energie» – e i successivi sacrifici compiuti per realizzare quello che, ad altri occhi, poteva apparire un capriccio, una follia: «L’inizio è stato davvero tosto; io non venivo a New York per una superficiale moda da artista, io volevo viverci in questa città». E così è stato. Sostenuta, sempre, da una mamma che ha il suo stesso sorriso aperto e gli occhi pieni di affettuosa generosità – Rachele, che vive a Veroli -, Beatrice ha trovato il suo posto nel mondo.

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