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Retuvasa: concludere la “bonifica” di Arpa Frosinone

Da tempo abbiamo esposto a chi di dovere e anche a mezzo stampa quanto ci risulta circa la situazione entro Arpa Frosinone dopo l’arresto dell’ex direttore di sezione Vincenzo Addimandi per i noti capi d’accusa e il relativo processo, che ormai volge al termine. Tecnici coraggiosi e di tutto rispetto hanno consentito l’emersione di quelle vicende, ma non sembra l’ente abbia veramente apprezzato il fatto. Alla dirigenza della sezione di Frosinone si sono in seguito succedute alcune rilevanti professionalità, tra cui l’attuale direttore, l’ingegnere Enzo Spagnoli. L’importanza e l’onestà di chi oggi riveste tale delicato incarico si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare relativa all’affaire Cerroni, in cui Spagnoli risulta chiaramente l’unico dirigente di settore Arpa (all’epoca operante a Roma) veramente temuto dal principale indagato, per il quale si auspicava depotenziamento e allontanamento.
Riteniamo che solo se a Spagnoli sarà dato da Arpa Lazio – peraltro pesantemente coinvolta in termini tutti da chiarire nell’affaire – supporto per la “bonifica” della sezione di Frosinone, che a nostro avviso dovrebbe tradursi nella destinazione ad altro incarico di alcuni dirigenti tecnici e di settore che ostacolano il rinnovamento interno, sarà finalmente possibile contare nel Frusinate su un ente di controllo pienamente all’altezza della sua rilevanza ambientale.
A margine, vanno salutati con grande soddisfazione i risultati delle lunghe indagini operate dal NOE, dalla Sezione Operativa Centrale dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e dalla Procura della Repubblica di Roma, che mettono a nudo uno dei più importanti sistemi di malagestione del ciclo dei rifiuti della storia italiana, fondato su un consolidato ed efficiente sodalizio criminoso tra potentissimi imprenditori, pubblici funzionari e amministratori, volto ad assicurare ingenti arricchimenti personali contro l’interesse pubblico, economico e ambientale, in un quadro di trattamento incentrato sul binomio incenerimento-discarica. Risulta particolarmente inquietante rilevare che i funzionari pubblici implicati e sottoposti a provvedimento cautelare siano quei dirigenti regionali che hanno firmato provvedimenti, attualmente non interessati dalle linee guida dell’inchiesta, di grande rilievo per il territorio, quali l’Autorizzazione Integrata Ambientale per gli inceneritori di Colleferro a soli due mesi dal sequestro degli stessi del 2009 a causa di impiego di CDR non conforme, il piano di monitoraggio e controllo della discarica di Colle Fagiolara, l’AIA relativa all’inceneritore di pneumatici della Marangoni Tyre ad Anagni, nonché molteplici provvedimenti relativi alla bonifica della Valle del Sacco. Ciò induce a riconsiderare, sotto questa luce, anche tutte le procedure chiuse ed in essere presso la Regione Lazio. (Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco)

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