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Sanità, Ottaviani invita ministro Lorenzin a Frosinone

Una visita esplorativa per rendersi conto personalmente dello stato deficitario del pronto soccorso dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone, delle criticità del sistema sanitario in Ciociaria e per scongiurare il trasferimento del Centro Trasfusionale da Frosinone a Roma. È l’invito ufficiale che il sindaco del capoluogo, Nicola Ottaviani, anche nella sua veste di Presidente della Conferenza dei sindaci sulla sanità provinciale, ha rivolto al ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, caldeggiando una sua presenza a Frosinone per i prossimi giorni.
«Alla luce degli ultimi scenari prospettati in materia di politica sanitaria a livello regionale – ha dichiarato il sindaco Nicola Ottaviani – che vedrebbero una ulteriore contrazione dei servizi ed un ridimensionamento ingiustificato delle strutture sanitarie presenti sul territorio, ho ritenuto opportuno chiedere al ministro Lorenzin di prendere contezza personalmente della deriva che ha assunto la sanità provinciale con un depotenziamento praticamente scientifico di servizi e strutture a mortificazione delle eccellenze professionali presenti nella nostra città e nella nostra provincia e a discapito delle esigenze di una popolazione di 500.000 abitanti. È impensabile ed inaccettabile che, ogni volta che si parla di riorganizzazione del servizio sanitario, di razionalizzazione delle risorse e di ristrutturazione delle aziende ospedaliere e sanitarie, i cittadini della provincia di Frosinone debbano essere gli unici a fare sacrifici e a pagare sulla propria pelle le storture e le inefficienze di un sistema che penalizza sempre la Ciociaria e premia sempre le altre province. L’ultima vicenda del trasferimento dell’efficientissimo Centro Trasfusionale di Frosinone a Roma è, in questo senso, emblematica. Come ho avuto modo di dire più volte, appare utile e indispensabile rivedere radicalmente le linee guida adottate dalla Regione, a partire da quelle indicate con il decreto 80, in riferimento alle previsioni della rete sanitaria ed ospedaliera per la provincia di Frosinone. Inoltre, non è più differibile l’istituzione del Dea di II livello nel capoluogo con la creazione dei reparti di chirurgia vascolare e di radiologia interventistica, con una implementazione della medicina territoriale e con il coinvolgimento di risorse consolidate al reparto di ematologia. Una popolazione di mezzo milione di persone, come quella della provincia di Frosinone, merita standard di assistenza sanitaria consoni e di qualità elevata, proporzionali al trasferimento delle risorse che, paradossalmente, la provincia sta versando alla Regione. Le alte professionalità esistenti nella sanità ciociara vanno salvaguardate e supportate adeguatamente, per questo è necessario che la Regione si attivi prontamente per scongiurare la programmata soppressione del servizio trasfusionale di Frosinone, anche allo scopo di migliorare la qualità ed i livelli delle prestazioni sanitarie erogate sul nostro territorio, considerata anche la possibilità, sempre secondo le nuove direttive regionali, che siano creati altri due centri trasfusionali regionali in sostituzione di quello attualmente allocato a Frosinone».
«È diventato, ormai, ineludibile – ha continuato il sindaco di Frosinone –  riequilibrare un quadro ritenuto troppo penalizzante e insufficiente per assolvere in maniera adeguata alle esigenze di assistenza sanitaria della popolazione della provincia di Frosinone. Riteniamo che sia necessaria una politica di federalismo sanitario sul territorio, che tenga presente, in maniera rigorosa, le specificità delle strutture, le criticità epidemiologiche e una più equa redistribuzione sul territorio regionale dei posti letto. Il rapporto tra popolazione residente e posti letto, a fronte di una previsione regionale di 3,7 ogni mille abitanti, è pari a 5 su buona parte delle Asl romane, mentre scende clamorosamente a 2,7 per la provincia di Frosinone. Se rappresentiamo il 10% della popolazione regionale, vogliamo che tornino risorse sul territorio pari al 10% degli investimenti in materia sanitaria da parte della Regione Lazio».
«Ripeto: non è più tollerabile – conclude il sindaco di Frosinone – che la provincia di Frosinone, che conta oltre mezzo milione di residenti, non abbia un Dea di secondo livello, per la neurochirurgia e la cardiochirurgia. In caso d’infarto o d’ictus non possiamo limitarci a pregare, sperando di arrivare in tempo con un elicottero o un’ambulanza a Roma, per non parlare della vergogna sanitaria delle condizioni in cui versano i pazienti al pronto soccorso, costretti ad attendere dai due ai cinque giorni, in alcuni casi, prima di essere accettati dai singoli reparti. Ho chiamato il ministro della Sanità Lorenzin e ho chiesto di venire a fare una verifica diretta sullo stato della sanità in provincia di Frosinone».

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