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I Contratti di fiume per valorizzare la Valle del Sacco

Fare dei bacini fluviali una risorsa su cui costruire il futuro economico e sociale della regione, con progetti condivisi a livello locale su agricoltura, green economy, cultura, turismo e manutenzione del territorio.
Questo l’obiettivo della mozione presentata dal consigliere regionale Daniela Bianchi che mira ad impegnare la Giunta a riconoscere i “Contratti di Fiume” come forme di programmazione negoziata su tutti i bacini regionali.
Un intervento che rientra nel piano delle azioni sistemiche individuate dalla Regione per la valorizzazione e riqualificazione strategica della Valle del Sacco. La sfida è quella di coordinare, con una metodologia progressiva, un progetto di ampio respiro da sostenere in Europa, con una programmazione tra Sviluppo, Ambiente e Agricoltura in stretta collaborazione con il tavolo di coordinamento istituito nella commissione Agricoltura del Consiglio regionale.
«Con i contratti di fiume – spiega il consigliere – si passa ad una vera e propria gestione delle risorse paesistico ambientali. Questi sono degli accordi volontari tra chi gestisce i bacini fluviali (le istituzioni) e tutti coloro che sono legati a quel territorio, come associazioni di categoria, enti locali privati e pubblici, agricoltori, industriali, ma anche semplici cittadini e associazioni ambientaliste».
Sono due i principali vantaggi nell’adozione sistemica dei contratti di fiume: promuovono la partecipazione attiva alle decisioni dei territori e rendono più operative le azioni. Questo perché danno il via ad interventi legati ai “Piani di Gestione delle Acque”, ai “Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni” e ai “Piani Paesaggistici” attraverso una programmazione che punta allo sviluppo incoraggiando processi decisionali dal basso. Ma soprattutto, in un’area molto estesa, consentono di tenere nella giusta considerazione le singole peculiarità dei territori, consentendone la specifica valorizzazione.
Un modello vincente di gestione dei bacini adottato in molte regioni italiane ed europee che tiene dentro e responsabilizza tutti gli attori locali, ognuno con un ruolo attivo. I contratti di fiume, infatti, impediscono le sovrapposizioni di ruoli tra i vari enti, sburocratizzando l’iter dei progetti, e rendono la gestione del territorio democratica e partecipata.
Si attuerebbe una visione comune e condivisa su cosa fare di un bacino fluviale: ad esempio, le operazioni per la messa in sicurezza delle sponde del fiume saranno collegate a quelle per l’agricoltura e la green economy. Un unico strumento, dunque, per raccogliere idee e progetti di riqualificazione in settori molto diversi tra loro ma tenuti insieme dalla stessa visione di futuro.
In questo la Regione potrà avere un ruolo di coordinamento e promozione, con la possibilità di fare dei contratti di fiume laboratori di progettazione europea sfruttando le leve della nuova programmazione 2014-2020 e dei fondi Horizon 2020 (questi ultimi ammontano a circa 81 miliardi di euro).
Questo perché, attraverso i contratti di fiume, i progetti  saranno misurabili e creati direttamente dai territori. Il fiume e il paesaggio a cui è legato diventerebbero così le infrastrutture naturali a cui agganciare tanti interventi diversi. Un approccio innovativo, richiesto da molte associazioni di cittadini, che fatto salvo il tema della bonifica, fa del fiume l’elemento centrale di un rilancio di tutto il territorio, come ad esempio dettato dal piano di Valorizzazione e Riqualificazione della Valle del Sacco, con azioni di prevenzione del dissesto idrogeologo, recupero della qualità delle acque e dei suoli, sviluppo di attività agricole e promozione delle identità locali.

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