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Da cosa rinasce il Cosa?

Frosinone, estate 1956, sole alto sui palazzi in costruzione, cielo azzurro così limpido che gli Ernici puoi quasi toccarli e i Lepini stanno là a vegliare che dal Capoluogo non si veda il mare. Alla cascata alcuni audaci si gettano testa in giù nel Cosa. L’acqua è fredda, ma il fisico c’è, il cuore regge e il coraggio non manca.
Di storie così ce ne sono tante a Frosinone. E sembra un po’ una sbruffonata raccontare di un nonno e delle sue prodezze dal Muraglione giù in picchiata a infilarsi nell’acqua del Cosa: cronaca dei giorni prima dello sbarramento a monte, quando l’acqua era tanta; cronaca dei giorni prima dell’inquinamento, dell’abbandono delle campagne, delle industrie e di scarichi fognari che si contavano sulle dita di una mano. Cronaca prima dell’oblio del Cosa, delle sue cascate, del ponte di Pio IX e della storia di una città così bella che non te ne accorgi di quanto lo sia, perché alla bellezza ci si abitua e il tempo che passa mette in risalto i difetti, le strade dissestate come rughe profonde e disordinate.
Frosinone, 21 aprile 2014, succede qualcosa che non ti aspetti. La voce si sparge, qualcuno ha tagliato l’erba che porta alla cascata. Ci si entra da Via Mola Nuova, là dove c’è la sede della protezione civile. Devi scavalcare una rete bassa, poi come sei dentro te ne accorgi da subito che il paesaggio è cambiato. Selvatico, sì, ma ora non si cammina più nell’ortica e il sentiero appare chiaro, l’incedere sicuro è contornato da fiori gialli e profumi primaverili. E uno, due, tre passi e da dietro gli alberi il rumore della cascata sembra già più vicino. Il Cosa si rianima. Una donna bionda si fa fare qualche foto, due ragazzi guardano divertiti. Qualcuno si ferma a mangiare. Gerardo porta sua nonna e a lei non sembra vero di rivederlo così. Più in là si sente un tonfo. Poi un altro. Risa, urla, schiamazzi. Un gruppo di ragazzi sfida la sorte, si getta nel fiume, la sfrontatezza dei sedici anni nell’affrontare un corso d’acqua che oggi, lentamente, sta tornando pulito.
L’acqua è pulita? Come quella di un fiume malato e convalescente, si sa in un corso cittadino è sempre meglio non fare il bagno. Eppure è così bella la gioventù perché fatta di azioni roboanti, sprezzo del pericolo e istinto, legame naturale con quel mondo selvatico che è la Frosinone che ci appartiene, cui apparteniamo e con forza ci richiama. (Alessandro Vigliani)

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