Atuttapagina.it

Declassamento Valle del Sacco, Tar boccia tentativo mettere polvere sotto il tappeto

Valle del SaccoIl Ministero dell’Ambiente rimedia una sonora bocciatura davanti al TAR Lazio sull’operazione di declassamento dei Siti nazionali di bonifica avvenuta nel 2013.
Il Ministero, sulla base delle valutazioni dei suoi dirigenti e funzionari, prendendo spunto da una modifica al Decreto legislativo riguardante i criteri per l’individuazione dei Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (le aree più inquinate del Paese), ne avevano declassati ben 18 siti su 57, trasformandoli in Siti di Interesse Regionale. Un’operazione realizzata in sordina, senza alcun coinvolgimento delle comunità, tranne le regioni a cui il Ministero aveva dato pochi giorni di tempo per esprimersi, ma dalla portata enorme, visto che i funzionari e i dirigenti del Ministero considerarono degna di declassamento anche la Terra dei Fuochi!
La Regione Lazio, il Comune di Ceccano e, con intervento “ad adiuvandum”, l’associazione “Rete per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS” hanno proposto un ricorso sul declassamento del sito “Valle del Sacco”, che ora il TAR del Lazio ha accolto pienamente.
Per il Coordinamento nazionale siti contaminati, per il Forum dei Movimenti per l’Acqua e per la Rete Stop Biocidio Lazio si tratta di una sentenza importantissima per i risvolti che dovrebbe avere a livello nazionale. Le motivazioni alla base dell’accoglimento del ricorso sul SIN Valle del Sacco rappresentano una pesantissima censura sull’intera operazione portata avanti dal Ministero dell’Ambiente per sollevarsi dalle proprie responsabilità dopo un decennio di sostanziale inazione rispetto al risanamento dei SIN e, più in generale, rispetto allo stato di inquinamento di moltissime aree del Paese.
I giudici del TAR, infatti, ritengono che, rispetto all’applicazione dei nuovi criteri per il riconoscimento – o l’esclusione – delle aree «il ragionamento del Ministero, ad avviso di questo Collegio, è erroneo in radice» e che «la norma applicata sembra anzi ampliare, piuttosto che restringere, le fattispecie dei territori potenzialmente rientranti nell’ambito dei siti di interesse nazionale».
Sulle bonifiche si sta giocando una partita al ribasso rispetto alle politiche industriali del Paese, con una strategia volta ad annacquare il principio “chi inquina paga” a favore dei grandi gruppi industriali che non vogliono pagare integralmente il prezzo del risanamento delle aree che hanno contaminato. In poco più di un anno vi sono stati ben quattro decreti, tutti volti a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto (Governo Monti: Decreto di declassamento dei SIN; Governo Letta: Decreto del “fare” e Decreto “destinazione Italia”; Governo Renzi: Decreto “Competitività” ora in discussione in Parlamento). Grazie alla mobilitazione dei comitati le prime tre norme sono state modificate limitando i danni, ma ora con il Decreto Competitività “inquinatore protetto” si rischia di nascondere il reale stato di contaminazione del Paese e di procedere a bonifiche sulla carta.
Invitiamo nuovamente i parlamentari a modificare il Decreto competitività secondo l’appello che abbiamo lanciato nei giorni scorsi. Al ministro Galletti chiediamo di riesaminare l’intera operazione di riclassificazione dei SIN alla luce delle indicazioni del TAR Lazio, includendo anche i nuovi siti gravemente inquinati che quasi ogni giorno vengono posti all’attenzione dell’opinione pubblica, nonché di procedere alla valutazione dell’efficacia del lavoro svolto in questi anni dagli uffici ministeriali preposti. (Coordinamento Nazionale Siti Contaminati)

Potrebbero interessarti

Commenti

Questo sito utilizza i cookies; utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire l'utilizzo dei cookies.
Ulteriori Informazioni