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Frosinone, se un tombino può paralizzare una città

Viale RomaGuardatelo bene, il colpevole di tutto è lui. Diametro di qualche decina di centimetri, realizzato in ghisa, il tombino posto subito dopo il ponte sul fiume Cosa, provenendo da De Matthaeis, è quello che ha paralizzato una città. Piccolo, ma terribilmente potente. Frosinone e i suoi abitanti devono essere arrabbiati con lui; è stato questo aggeggio a non far defluire l’acqua, che, sotterraneamente, ha creato una pressione tale da sollevare l’asfalto fino a spaccare in due la carreggiata per decine di metri. E’ sua la responsabilità di una paralisi che ha coinvolto il traffico, mandando in tilt la circolazione stradale e interrompendo un’altra via di comunicazione tra la parte bassa e quella alta del capoluogo. Il tombino, insomma, è un parente prossimo della collina cattivona e del maltempo birichino che poco più di un anno fa hanno fatto crollare un’importante arteria quale il viadotto Biondi. La colpa è sempre della natura, degli straordinari eventi atmosferici, delle infrastrutture e… dei tombini.
E se, invece, mettendo da parte l’ironia, si iniziasse a dare la responsabilità agli uomini, alla politica, alle cattive amministrazioni che si sono avvicendate negli ultimi 50 anni a Frosinone, siano esse di centrosinistra, di centrodestra o democristiane? Se qualcuno iniziasse ad ammettere di non essere in grado di guidare una città? Se si alzassero le mani e si chiedesse scusa alla cittadinanza? Meglio di no, in fondo il tombino ha la faccia del colpevole…

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