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Il mito di Ofelia nell’era dei social network, un fenomeno spiegato dallo psicoanalista Quirino Zangrilli

Quirino ZangrilliNel numero di luglio attualmente in edicola della prestigiosa Rivista di Fotografia FOTO Cult, uno dei media di punta della editoria fotografica italiana, la giornalista Emanuela Costantini intervista il dottor Quirino Zangrilli sul nuovo fenomeno mediatico che impazza sul web: le foto che molte donne si scattano o si fanno realizzare impersonando il mito di Ofelia. Come la giornalista scrive: «La morte le fa belle. Almeno stando alla nuova tendenza fotografica che coinvolge sempre più fanciulle. Tutte vive e vegete, precisiamo. Le giovani donne di cui parliamo si ritraggono o si fanno ritrarre immerse nel sonno eterno o in atteggiamenti estatici, in sembianze sublimi, abbigliate con vesti impalpabili e con il corpo adorno di fiori, in una sorta di stato di grazia. Spesso individuano nell’ambiente domestico il luogo in cui inscenare il loro trapasso – gettonatissima la vasca da bagno – oppure boschi, prati, case diroccate. O, ancora, riverse sulla riva di un lago, proprio come l’Ofelia di William Shakespeare, che, a causa del dolore per l’abbandono dell’amato Amleto e per l’uccisione del padre, si tolse la vita gettandosi in un fiume». Per questo la Rivista ha rivolto alcune domande sull’argomento ad uno degli psicoanalisti italiani più accreditati, il Direttore della più seguita rivista di psicoanalisi sul web, che vive e lavora a Fiuggi e lì tiene i suoi seminari di formazione e divulgazione. Il dottor Zangrilli, che pratica una forma intensiva di psicoanalisi freudiana da oltre trenta anni, protagonista di vari congressi internazionali grazie alle sue ricerche originali sullo psichico fetale, ha risposto con dovizia di particolari alle interessanti domande poste dalla dottoressa Costantini.Quirino Zangrilli1
Alla domanda di come lo specialista possa spiegare il diffondersi di questa tendenza, il dottor Zangrilli ha così risposto: «Le moderne tecnologie “social” danno più visibilità a fenomeni che sono sempre esistiti. Oggi basta uno smartphone o una fotocamera digitale per rappresentare e condividere sentimenti, ansie o aspirazioni. Per la psicoanalisi la morte è la rappresentazione simbolica di un vissuto di perdita, di assenza, di vuoto. Il mondo virtuale rende ancora più lacerante la solitudine generalizzata di una società frammentata e narcisista come quella attuale. E la donna, che piaccia o no, è l’essere umano che maggiormente vive se stesso come incompleto, mutilato. Una mancanza, rispetto all’uomo, che è quella fallica. Ovviamente tutto questo è vissuto a livello inconscio».
L’intera intervista è visibile a questo link: www.psicoanalisi.it/pillole/5878.

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