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Mi ci gioco la città, al centro il valore del gioco

Altri colori Mi ci gioco la cittàConfrontarsi per arrivare ad implementare una cultura ludica, in cui si costruiscano linguaggi condivisi tra enti, istituzioni ed operatori del settore, in vista di un obiettivo specifico: difendere il valore del gioco come strumento ideale per alimentare nel bambino consapevolezza e responsabilità.
Questo il filo conduttore del convegno “Mi ci gioco la città”, che venerdì scorso ha visto la partecipazione di esponenti del mondo accademico e operatori dell’ambito ludico, riuniti presso la Villa Comunale per fare il punto della situazione sulle ludoteche dopo un decennio di attività.
A Frosinone l’idea di ludoteca come presidio del diritto al gioco, in quanto spazio pubblico, gratuito ed accessibile a tutti, nacque, nei primi anni 2000, da un gruppo di amici intraprendenti, che, “ispirati” dalle parole del pedagogista Rosalino Trabona, decisero di costituire prima un’associazione, l’Aquilone, e poi una cooperativa oggi diventata “Altri colori”.
«Quello che sembrava inizialmente un traguardo irraggiungibile – ha raccontato Augusto Donati – poté trasformarsi in concreta realtà solo quando il Comune di Frosinone, vincendo l’iniziale diffidenza, diede il proprio assenso al progetto: data la mancanza di locali idonei, l’Associazione cominciò ad animare quartieri, giardini e piazze, ripopolando quegli spazi da tanti anni abbandonati dai bambini». Nel decennio trascorso il Comune di Frosinone ha messo a punto un sistema vitale di luoghi dediti alla pratica educativa del gioco, gestiti dalla cooperativa Altri colori: dalla Ludoteca Acuna Matata, dotata di uno Spazio Gioco per i piccoli fino a 3 anni, alla Ludoteca Tana Libera Tutti, servizio presente nella Casa Circondariale di Frosinone, fino all’Aquilone, lo spazio ludico per i bambini dell’Ospedale Spaziani. Dall’incontro con l’Associazione Ali per Giocare viene adottato anche il Ludobus e si scopre la necessità di fare rete con altre realtà nazionali per impedire la chiusura delle ludoteche, «poiché – come ha affermato Augusto Donati, che di Ali per Giocare è divenuto presidente – fino a quando i bambini non si riapproprieranno degli spazi pubblici ci sarà sempre bisogno di ludoteche».
Il professor Roberto Farné, pedagogista del gioco presso l’Università di Bologna e fondatore della prima ludoteca a Carpi, ha invece incentrato il suo intervento sull’importanza del gioco libero, che se assecondato porta a sviluppare il bisogno di regole e il senso morale nel bambino. La ludoteca, secondo lo studioso, in un’epoca in cui è preoccupante il fatto che le esperienze di gioco siano qualitativamente e quantitativamente scarse, occupa il fondamentale ruolo di preservare la ricchezza culturale del gioco, offrendo un’ampia gamma di possibilità ludiche, ognuna delle quali significativa. Altro compito importante della ludoteca è l’osservazione della realtà territoriale attraverso il punto di vista della libertà di gioco: «i bambini, infatti, non usano più gli spazi esterni per giocare e su questo – ha ribadito Farnè – bisognerebbe intervenire».

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