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Alatri, palazzine a Sant’Emidio: lettera al sindaco dell’artista Vanessa Cremaschi

Gentile ingegner Giuseppe Morini,
poco più di un mese fa la notizia di un intervento di Housing sociale nella località di Sant’Emidio mi ha costretta ad una serie di considerazioni.
Mi sono chiesta innanzitutto cos’è l’Housing sociale (e anche perché la politica debba ricorrere sempre più spesso all’uso di termini non italiani per comunicare con gli italiani).
Bene, in parole povere e per semplificazione, sono le care vecchie case popolari, ma per chi vorrà saperne di più, o essere più specifico, la rete è piena di spiegazioni esaustive.
Improvvisamente in me una tristezza mista a rabbia pensando a quello che risulterebbe essere uno stupro di un territorio ancora pressoché incontaminato e verde.
E mi sono chiesta: «Perché a Sant’Emidio?».
Perché deturpare un lembo di terra ancora dedita esclusivamente all’agricoltura?
Sant’Emidio è una piccolissima contrada di campagna delimitata da un lato dal fiume Cosa, o da quel che tristemente ne resta, ormai.
Poche centinaia di residenti e piccoli appezzamenti di terra da cui spuntano le case che le famiglie si sono costruite con sacrifici e rinunce nel corso dei decenni.
Una chiesetta e le case dei suoi abitanti: una vera e propria contrada di campagna, questa è Sant’Emidio.
E qui, dove ora c’è un uliveto, il Comune avrebbe deciso di dare il via all’edificazione di due palazzine per un totale di ventinove alloggi.
Due palazzine di quattro piani, con parcheggi e piazzale di cemento a deturpare irrimediabilmente un’oasi di verde, tra le pochissime rimaste nel Comune di Alatri.
Per costruire un sistema di viabilità decente, ad esempio, verrebbero sacrificate molte querce secolari e centinaia di piante di ulivo; inoltre, la zona dovrebbe sopportare un elevatissimo carico urbanistico aggiuntivo pari a circa 100 abitanti insediati e dare il via a tutta una serie di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, che minerebbero drammaticamente la qualità ambientale della zona e la qualità di vita dei suoi residenti. Come si può lontanamente pensare che un intervento di questo tipo sia in armonia con il contesto ambientale e urbanistico circostante?
In questi giorni, poi, mi sono mossa per il nostro territorio con occhi diversi, rendendomi tristemente conto di come si sia buttato cemento senza nessuna logica apparente e di quanto tutto sia più brutto, adesso.
Ecco, Alatri e le sue campagne un tempo erano un posto bello. Ora sta diventando un posto sempre più brutto. E questo è triste e fa rabbia.
Un centro storico di grande valore artistico e culturale sempre più abbandonato a se stesso e le campagne cementificate senza ritegno, a sfregio del loro valore paesaggistico e ambientale. Che senso ha? E’ questo il posto in cui vogliamo davvero vivere e far crescere i nostri figli?
Mi sono anche chiesta cosa sia il bene comune, interesse primo che un’amministrazione dovrebbe avere a cuore, e qual è il rapporto che l’amministrazione stessa, tramite i suoi delegati, debba avere con i suoi abitanti.
Insomma, siamo cittadini, elettori o sudditi?
Come ci percepite?
Immagino in una versione sfaccettata, a seconda della… convenienza.
In relazione a questa vicenda in particolare, poi, ci state trattando da sudditi e non da cittadini, non essendovi presi minimamente la briga di rispondere alla nostra lettera di osservazione-opposizione alla delibera di C.C. n. 9 del 21/05/2014 (che, al di là dei tempi di legge, la buona educazione e un sano rapporto amministrazione-cittadino ci avrebbe fatto sperare di ricevere tempestivamente), né tanto meno di interpellarci in merito ad una questione che riguarda così intimamente il futuro delle nostre vite e della nostra terra; e quando dico “la nostra terra” voglio intendere l’insieme dei valori che una cultura contadina ci ha saputo tramandare, voglio intendere il rispetto per il lavoro, costante e infaticabile, di chi, come mio nonno, si è occupato della sua terra con rispetto e riguardo. Con amore, per dirla tutta.
Ma mi perdoni, signor Sindaco, forse sto divagando.
In ultima battuta mi stavo chiedendo perché i 4,2 milioni di euro di finanziamento regionale non possano essere impiegati per risanare il centro storico e/o terminare opere incomplete (veri e propri mostri in cemento armato che fanno orrore), magari cambiandone la destinazione d’uso, piuttosto che cementificare senza ritegno una piccola zona ancora verde.
Credo si possa fare, visto che è bastata una piccola variante al piano regolatore per trasformare da un giorno all’altro un campo di ulivi in un terreno edificabile.
Saluti cordiali, Vanessa Cremaschi.

p.s. Voi amministratori, vorrei ricordare, non siete altro che l’emanazione diretta della volontà dei vostri elettori, la nostra: come mai questa volontà non viene non solo rispettata, ma nemmeno ascoltata, ma sempre più spesso vilipesa?

Alatri Sant'Emidio

Alatri Sant'Emidio1

Alatri Sant'Emidio2

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