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Lingua blu nella provincia di Frosinone: 4.000 capi contagiati, 105 già morti

PecoraCasi sospetti di “Blue tongue” (lingua blu) in numerosi allevamenti ovini e ovi-caprini del nord della provincia di Frosinone e di alcuni comuni di quelle di Roma e Latina. Su questo tema e sulle misure di profilassi per contrastare il diffondersi della malattia sono stati ascoltati oggi, nella commissione Agricoltura del Consiglio regionale, i rappresentanti di Cia, Coldiretti e di Confcooperative del Lazio.
I rappresentanti del mondo agricolo del Lazio, dopo aver lamentato l’assenza dell’assessore regionale Sonia Ricci, hanno sottolineato che il contagio sta arrecando gravi danni agli allevatori e chiesto chiarezza sui risarcimenti e sulle misure di contrasto. Ciò per evitare un ulteriore colpo al settore zootecnico regionale, già in difficoltà per la crisi dei consumi e il crollo dei prezzi.
In particolare, Ettore Togneri (Cia Lazio) ha ricordato i danni pesanti subiti dal primo caso di epidemia di “blue tongue” degli anni 2002-2004, quando tutti i capi furono obbligatoriamente sottoposti all’unico vaccino disponibile allora – del Ministero della Salute – che provocò una serie di effetti collaterali. «Questa volta – ha detto Togneri – sarebbe opportuno accompagnare la profilassi con documentazione chiara e dettagliata sul tipo di vaccino proposto».
Il dirigente regionale dell’Area Sanità veterinaria, Ugo Della Marta, ha reso noti i dati in possesso della Regione su questo nuovo caso di malattia della lingua blu: «Ci sono 31 focolai denunciati al servizio veterinario, che interessano circa 4.000 capi di bestiame, in cui sono stati riscontrati 105 casi di mortalità. Le aree interessate sono quelle del nord della provincia di Frosinone e del sud di quella romana». Il dirigente regionale ha poi chiarito che il Ministero della Salute, a differenza di 10 anni fa, ha deciso che siano le singole Regioni ad occuparsi delle vaccinazioni. «Nel Lazio – ha spiegato Della Marta – sono stati vaccinati circa 160 mila capi di bestiame nello scorso inverno e non risultano effetti collaterali. Ad oggi però le giacenze sono limitate e non possono soddisfare tutte le richieste».

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