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Il Francioni, il pasticcio del derby e l’incapacità di decidere

Frosinone derbyQuella del derby Latina – Frosinone e della sede della partita è una delle tante storie di un Paese che non funziona e che fa di tutto per non voler funzionare. Si dirà: «Ci sono cose più importanti in Italia per le quali valga la pena indignarsi». E’ vero, ma proprio perché si tratta di calcio, quindi di sport, quindi di un gioco, le cose dovrebbero essere più semplici, più logiche, più chiare.
La vicenda è nota. Ad inizio settembre una parte del settore ospiti dello stadio “Domenico Francioni” di Latina è stata sequestrata per le irregolarità in materia di normativa edilizia. Era il 9 settembre e dei 1.470 posti del settore ospiti ne rimasero solo 450, quelli della parte non sottoposta a sequestro.
Da allora il Latina, che, va precisato, non ha nessuna responsabilità sulle irregolarità riscontrate, ha continuato ad utilizzare il Francioni come se niente fosse accaduto, mettendo a disposizione delle società avversarie solo quei 450 biglietti. Ora arriva il derby, il primo storico incontro tra le due formazioni in Serie B. Quello che poteva e doveva essere un evento si trasformerà in una partita “menomata”, con un numero di tifosi giallazzurri inferiore di un migliaio di unità rispetto a quelli che avrebbero riempito il settore ospiti se non fosse stato sequestrato.
Ripetiamo, il Latina, inteso come società, non ha colpe, però qualche anno fa il Cagliari fu costretto ad abbandonare prima il Sant’Elia e poi l’Is Arenas perché entrambi gli impianti non erano a norma. Permettere ad una squadra di giocare senza tifosi avversari significa concederle un vantaggio rispetto a tutte le altre. E, nel caso specifico del derby del 2 novembre, il Frosinone sarà oggettivamente penalizzato nel non poter contare su un numero più consistente di tifosi. Senza considerare che agli stessi sostenitori giallazzurri verrà tolta la possibilità di assistere ad un evento unico.
Ma questo non sembra importare a nessuno. E allora avanti così, con la solita incapacità di decidere. Non ci si stupisca, poi, se il calcio italiano vive il punto più basso della sua storia. (Gabriele Margani)

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