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Sanità: forti differenze fra regioni su efficacia cure, Lazio nella media nazionale

Asl FrosinoneForti disomogeneità nell’efficacia e nell’appropriatezza delle cure tra regioni, aree, ospedali, con importanti variazioni temporali, e rilevanti differenze nei volumi di attività relativi a procedure chirurgiche per le quali esistono prove scientifiche del rapporto esistente tra volumi di attività ed esito delle cure. Sono i risultati delle valutazioni contenute nel “Programma nazionale esiti 2014” (Pne), presentato questa mattina presso il Ministero della Salute. L’indagine, sviluppata da Agenas per conto del Ministero della Salute, valuta l’efficacia e l’appropriatezza delle prestazioni assistenziali e delle procedure medico-chirurgiche nell’ambito del SSN nel periodo 2008-2012 e fornisce a livello nazionale valutazioni comparative di efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario. Il Pne individua, oggi, 129 indicatori, osservati sia dal punto di vista dei “provider”, gli ospedali che hanno erogato le cure, sia da quello della funzione di tutela/committenza (le ASL). Analizzando alcune tipologie di intervento si evince, ad esempio, che per quanto riguarda le fratture del femore, la proporzione di pazienti sopra i 65 anni operati entro due giorni è passata dal 28,7% del 2008 al 45,7% del 2013, restando ancora al di sotto dello standard atteso, superiore all’80%. Sulla base dei dati di mortalità a un anno, si stima che il numero di decessi prevenuti in questo periodo, grazie all’anticipazione dell’intervento, è di circa seimila; un effetto protettivo si mantiene per tutte le fasce d’età anche a fronte di diversi gradi di gravità della patologia. A fronte di una proporzione minima del 60% per struttura di interventi chirurgici entro 48 ore su pazienti con frattura di femore di età superiore ai 65 anni, fissata dal Ministero della Salute, e di una media nazionale del 45,7%, si osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo dell’1% ad un massimo del 98%.
Confrontando i dati del 2013 con quelli del 2011, si osserva che, mentre nel 2011 tutte le regioni del sud avevano valori di media e mediana inferiori ai valori nazionali, nel 2013 la Sicilia ha valori medi superiori a quelli nazionali, mentre la Basilicata e il Lazio raggiungono i valori medi nazionali, paragonabili a Lombardia e Umbria. La Provincia Autonoma di Bolzano mantiene livelli alti, mentre Emilia Romagna, Veneto e Toscana migliorano ulteriormente pur partendo già da valori alti, riducendo anche l’eterogeneità interna.

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