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Frosinone: l’obiettivo resta la salvezza, ma non si può negare ai tifosi di sognare

Curiale Federico CasinelliC’è un famoso proverbio che fotografa al meglio ciò che prova in questo momento un tifoso del Frosinone: se ti ha morso un serpente, hai paura perfino di una lucertola. Il modo di dire rende meglio in dialetto ciociaro, ma il senso rimane quello. Il tifoso del Frosinone in questo momento ha paura di rivivere il passato. Un passato recente, lontano solo cinque anni.
C’è sempre un fondo di verità nei detti popolari e il tifoso giallazzurro è ancora scottato dal ricordo di quella stagione. La storia è nota. Il Frosinone di Moriero inizia il campionato con una serie incredibile di risultati positivi e con un gioco spettacolare che mette in crisi chiunque si trovi sulla strada dei leoni ciociari. A un certo punto però… il black out. I risultati cessano di arrivare, la squadra precipita dal primo posto della classifica sempre più in basso e la delusione aumenta. Tante le ragioni di quell’improvviso tracollo del Frosinone, se n’è parlato e non è il caso di continuare a farlo. Nella mente del tifoso, però, resta l’amarezza per un’illusione svanita sul più bello, quando già qualcuno sognava la promozione in Serie A. E allora eccolo il serpente ed ecco la lucertola. Oggi il popolo giallazzurro, per la maggior parte di esso almeno, ha paura di rivivere un incubo simile.
Ci sono delle differenze, però, rispetto ad allora. Innanzitutto nei numeri. Il sogno del Frosinone di Moriero durò solo dieci partite, fino alla trasferta di Modena vinta per 0-3: dall’undicesima alla quindicesima giornata quella squadra mise insieme una sola vittoria contro quattro sconfitte. Quest’anno, tenuto conto dello stesso numero di partite, il Frosinone non ha accusato nessun calo. Anzi, proprio nelle ultime gare la squadra di Stellone ha giocato le sue partite più belle e quelle vinte con il risultato più netto.
Poi c’è la maturità del gruppo. La squadra di Moriero era un insieme di buone e, in qualche caso, ottime individualità, ma non c’era un collettivo coeso dentro e fuori dal campo. Certo, i risultati iniziali aiutarono a creare uno spirito che sembrava potesse portare la squadra lontano, ma in quel Frosinone erano in molti a giocare per se stessi prima ancora che per i compagni. Il gruppo di Stellone è di tutt’altro tipo. L’allenatore è stato aiutato anche dalla promozione in Serie B: quel traguardo ha cementato uno spogliatoio già fino ad allora molto affiatato.
In terzo luogo le differenze risiedono nello staff tecnico. Stellone e i suoi più stretti collaboratori restano con i piedi ben ancorati al terreno e sanno che non c’è da fidarsi di niente e di nessuno in un campionato infinito come quello di Serie B. L’allenatore, poi, fa di tutto per lasciare la scena ai suoi giocatori e questo la squadra lo recepisce e lo apprezza. E anche il resto dello staff appare più “rodato” rispetto a quello di cinque anni fa, grazie anche all’esperienza maturata nelle due precedenti stagioni di lavoro con la prima squadra.
Infine, ci sono le minori pressioni da parte della società, dei tifosi e della stampa. Proprio perché in passato c’è stato… il morso di un serpente, questa volta nessuno sta con il fiato sul collo della squadra.
Però – e qui arriva il dilemma del tifoso, in bilico tra il gioire e il restare cauto – nessuno può negare alla gente di sognare. Non è possibile prevedere dove potrà arrivare questa squadra, ma per il momento Gucher e compagni stanno asfaltando tutti o quasi gli avversari. E allora non ci si deprima e non ci si trattenga: questo Frosinone sta facendo di tutto per entusiasmare i suoi tifosi. Ci si goda il momento senza pensare a cosa potrà o non potrà succedere. Con buona pace della serpa e della lancerta. (Gabriele Margani)

 

Foto di Federico Casinelli

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