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L’amara fotografia dell’Italia da parte del Censis: le periferie rischiano di diventare come le banlieue

GiovaniUn Paese sospeso, che sente il peggio ormai alle spalle ma per sicurezza aspetta la fine della crisi e continua quindi a mettere in atto strategie di sopravvivenza “liquida”. Che non sa sfruttare le sue potenzialità, si tratti del patrimonio culturale o dei giovani laureati. E che inevitabilmente ancora guarda con inquietudine al futuro. È un’immagine amara quella che restituisce il Censis nel suo 48° Rapporto sulla situazione sociale dell’Italia. Dove al capitale “inagito” o dissipato si somma una deflazione che non è più solo economica, ma anche delle aspettative. Uno “sgonfiamento” che, dopo sette anni di crisi, porta a quello che il Centro studi definisce “un attendismo cinico”. Si fa, insomma, strada la convinzione che il picco negativo sia alle spalle: quasi un italiano su due ne è convinto, mentre l’anno scorso gli ottimisti erano solo un terzo del totale. Ma continua a prevalere l’incertezza, che porta a un cash di tutela, tanto che quasi la metà delle famiglie seguitano a destinare il proprio risparmio per fronteggiare possibili imprevisti. «La parola d’ordine è tenere i soldi vicini per ogni evenienza, “pronto cassa”», sintetizza il rapporto. Così, mentre si acuiscono le disuguaglianze sociali e aumenta la povertà, in alcune periferie il degrado è tale che diventa concreto il rischio di disordini sociali come nelle banlieue parigine.

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