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Valle del Sacco classificata Sito di interesse nazionale, il Ministero dell’Ambiente ricorre in appello

Valle del Sacco«Nonostante il nostro prudente scetticismo, le tenui speranze e tutte le dolorose esperienze pregresse, non avremmo mai concepito, a cinque mesi dalla riclassificazione del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Valle del Sacco”, risultati peggiori di quelli finora conseguiti. Nella Conferenza dei Servizi di lunedì scorso, in cui eravamo presenti come uditori, Arpa Lazio, per conto della Regione Lazio, ha presentato una proposta di perimetrazione preliminare del SIN palesemente incoerente con i criteri previsti dalla normativa. E non è la prima volta. Stesso ente e stessa dirigenza tecnica furono responsabili della sub-perimetrazione del SIN precedente, altrettanto incoerente». Lo scrive in un comunicato Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco.
«Da parte sua – prosegue la nota – il Ministero dell’Ambiente, il 16 gennaio, tre giorni prima della Conferenza di Servizi e in extremis sui tempi tecnico-giuridici, ricorre in appello al Consiglio di Stato, a nostro avviso senza alcun fondamento, contro la sentenza del Tar Lazio di Roma che ha annullato il declassamento del SIN operato dallo stesso Ministero, il quale rimane nel frattempo, a pieno titolo, autorità titolare nella gestione del SIN».
«Tutto ciò – a dispetto, non va dimenticato, della serietà di pochissimi tecnici, isolati e in enorme difficoltà nell’incidere positivamente in un contesto desolante – è il risultato di una sconcertante inefficienza, incompetenza e inerzia amministrativa», afferma Retuvasa.
«La conferenza di servizi – è scritto ancora nel comunicato – ha evidenziato come sia essenziale il ruolo dell’istituzione regionale e degli enti di controllo, nonostante titolare fosse il Ministero. Di fronte all’emergenza ambientale della Valle del Sacco – in più con il passaggio da una gestione straordinaria ad una ordinaria – è necessario uno sforzo ulteriore di coordinamento e trasparenza dell’azione di caratterizzazione e bonifica, al contrario di ciò che si è manifestato nella riunione. Altrettanto necessario è il confronto con normative nazionali che non facilitano certo le azioni di intervento. Per questo è fondamentale l’azione coordinata già svolta dalle associazioni territoriali nei confronti della legge “Sblocca Italia”».
«Le rappresentanze politiche ai vari livelli – incalza Retuvasa – potrebbero giocare un ruolo fondamentale, mentre agendo senza una strategia ed un progetto non svolgono una funzione efficace quando non ricadono nella vecchia logica di tipo clientelare».
«La perimetrazione del SIN e la definizione dei ruoli che competono alle diverse istituzioni – continua ancora la nota – sono due passaggi necessari per far ripartire l’azione di bonifica, anzi delle bonifiche che si affrontano primariamente con la normativa vigente, integrata dai diversi strumenti che la legge offre per risanare i territori».
«Ci auguriamo nella prossima Conferenza di Servizi del prossimo 12 febbraio – è l’auspicio di Retuvasa – di non trovarci nuovamente a dover assistere a una situazione kafkiana come quella da noi appena vissuta. E’ necessario fare sostanziali passi avanti nei lavori di perimetrazione».
«D’altro canto se il Consiglio di Stato, nei mesi a seguire, dovesse ribaltare la decisione del Tar Lazio, il SIN tornerebbe a competenza regionale e in quel caso ci troveremmo nuovamente nel limbo. Per questo motivo chiediamo agli enti locali di dare un segnale di presenza, partecipando al giudizio in appello, opponendosi al ricorso del Ministero e sostenendo l’assunzione di responsabilità diretta dello Stato nella gestione della bonifica della Valle del Sacco», conclude la Rete per la Tutela della Valle del Sacco.

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