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Villa Santa Lucia, 19 lavoratori della Reno De Medici a rischio licenziamento

Reno De MediciDiciannove lavoratori della cartiera Reno De Medici a rischio licenziamento. Lo scorso mese di ottobre l’azienda aveva avviato la procedura di mobilità per il licenziamento di 78 dipendenti su tutto il territorio nazionale, di cui 31 esuberi solo allo stabilimento di Villa Santa Lucia.
In quella circostanza l’A.S.La COBAS aveva chiesto pubblicamente alla Reno De Medici l’applicazione per due anni del contratto di solidarietà nell’attesa di una possibile ripresa del mercato, per  lavorare meno ma lavorare tutti e senza licenziamenti.
«Purtroppo la nostra proposta non è stata accolta e ad oggi, dopo che 13 dipendenti hanno aderito alla mobilità volontaria (quei lavoratori che si avvicinavano alla pensione), sono 19 i licenziamenti a rischio che potrebbero arrivare entro il mese di marzo, quando sarà finita la cassa integrazione straordinaria», scrive in un comunicato l’A.S.La COBAS.
Si aggrava, dunque, il quadro occupazionale allo stabilimento di Villa Santa Lucia: non sono bastati all’azienda 13 “volontari”.
Afferma ancora l’A.S.La COBAS: «Con la “dieta dimagrante” prospettata da Carrara, proprietario dell’azienda, si ridurrebbe drasticamente il numero degli occupati». «Assolutamente inaccettabile – sentenzia Luigi Perduti dell’A.S.La COBAS Cassino -, tanto più che non si comprende da quali settori dovrebbero sgorgare gli esuberi».
«Sulla scia di quanto sta avvenendo in altri stabilimenti – afferma ancora il sindacato – siamo certi che l’azienda non farà sconti e bisogna essere preparati. L’ufficio legale dell’A.S.La COBAS è pronto ad impugnare i licenziamenti che potrebbero arrivare. L’A.S.La COBAS invita l’azienda ad attingere a tutti gli ammortizzatori sociali possibili per tentare di far slittare nel tempo la questione degli esuberi, così salvando i posti di lavoro e sperando magari in una ripresa economica».
«Infine, sarebbe da valutare se i numeri manifestati dalla dirigenza corrispondono alle necessità e non si possa, invece, investire in alcuni reparti produttivi, trovando figure in grado d’integrare il lavoro proprio dove l’organico è più tirato», conclude l’A.S.La COBAS.

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