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L’associazione Pier Paolo Pasolini in visita alla casa circondariale di Paliano: “Struttura di eccellenza”

CarcereUna delegazione di Radicali dell’Associazione Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone, composta da Michele Latorraca, Monia Ciotoli e Sandro Di Nardo, si è recata presso la Casa Circondariale di Paliano per una visita ed un approfondimento della realtà carceraria presente nel territorio ciociaro.
«Siamo stati accolti dalla direttrice dell’istituto, dottoressa Nadia Cersosimo, e dal Comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria, Ispettore Capo Vincenzo Verani, nello studio della direttrice che lei stessa aveva da poco finito di spazzare con un’altra collaborante – spiega Michele Latorraca -. Basterebbe accennare solo a questo episodio, di per sé insignificante, per comprendere come il clima impresso e modellatosi in questa struttura appaia sicuramente più disteso, più confacente, più “familiare”, meno “carcerario” rispetto a quello ripetutamente respirato da noi nelle altre visite effettuate nelle diverse carceri ciociare».
«La direttrice – prosegue Latorraca – ci ha espresso la sua forte preoccupazione su come, a livello centrale, sia stato mal gestito nel tempo il turnover tra gli agenti penitenziari, cosa che ha portato inevitabilmente all’attuale carenza numerica nel personale in servizio – problema, ricordiamolo, evidenziatoci dai direttori di ogni singola struttura detentiva visitata – con tutte le ricadute che ben si possono immaginare sulla qualità e peculiarità della prestazione lavorativa offerta, la quale carenza poi immancabilmente si riverbera sui detenuti. Infatti, mentre oggi si entra a far parte del corpo di polizia penitenziaria solo per concorso, evento che si tiene sempre più raramente, prima vi si accedeva per ferma volontaria e quindi con i cosiddetti “scaglioni” di leva. A tal proposito centinaia, forse migliaia di agenti ogni anno vanno in pensione per raggiunti limiti di età e di anni di servizio reso, ma nessuno subentra e, quindi, sostituisce il personale collocato a riposo».
«Iniziamo, quindi, la nostra visita che ci porterà a conoscere più dettagliatamente la struttura e i detenuti – racconta il segretario dell’Associazione Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone -. Nell’intercinta troviamo un panificio-pizzeria pienamente gestito da due detenuti, un bar, anch’esso gestito da un detenuto, un piccolo allevamento di conigli, capre ed altri animali da cortile – sembra che le vecchie garitte vengano utilizzate per far partorire le capre – e un orto, tutti gestiti da detenuti che hanno frequentato corsi specifici e superato una serie di percorsi riabilitativi che gli consentono ora di muoversi liberamente all’interno dell’intercinta, ciò anche grazie ad un sistema di videosorveglianza all’avanguardia».
Latorraca prosegue la descrizione della Casa Circondariale di Paliano: «Camminando lungo l’intercinta notiamo in fase ultimativa un’opera realizzata in economia e molto funzionale ai detenuti e alle loro famiglie. Un vecchio campo di bocce del personale penitenziario, in disuso, è stato trasformato in area verde per i colloqui dei reclusi con le famiglie per la bella stagione. Naturalmente, trovandoci in un istituto di pena che ospita per lo più detenuti in alta sicurezza, la struttura è stata dotata di un apposito sistema di videosorveglianza, ma anche di altalene ed altri vari giochi per i bambini quand’anche questi venissero a trovare i loro cari. E’ anche presente, una costante in tutto il complesso da noi visitato, una struttura dedicata a bagni per maschi e femmine e qui anche per disabili».
«Abbiamo in seguito visitato la II sezione, dove abbiamo potuto apprezzare stanze detentive abbastanza ampie e, ad occhio, in linea con le norme vigenti per uno o al massimo due detenuti, tutte dotate di bagno, doccia e di televisione. In ogni stanza ed in ogni ambiente anche esterno alle celle non si poteva non apprezzare l’estrema pulizia con cui i locali erano tenuti ed il profumo di un detergente o di un disinfettante era costantemente presente. Non siamo riusciti a trovare un solo detenuto, tra i tanti interpellati, che ci abbia presentato una lamentela, un richiamo, una supplica di qualsiasi tipo, decantando il fatto che la direttrice per loro fosse più che una mamma e che a molti di loro sembrava strano che questa donna fosse onnipresente in sezione e che conoscesse personalmente ogni singolo detenuto, efficacia delle Case Circondariali piccole e a misura d’uomo, mentre loro, considerate le esperienze precedenti, conoscevano spesso il direttore solo in “fotografia”».
«Successivamente – racconta Latorraca – abbiamo visitato le cucine la cui gestione è interamente demandata ai detenuti: anche qui abbiamo potuto constatare l’estrema attenzione riservata alla tenuta ed al mantenimento della pulizia e dell’igiene, frutto anche di visioni abbastanza intransigenti della direttrice stessa». «Abbiamo continuato la nostra visita recandoci nella sezione femminile del carcere che attualmente ospita tre detenute. Tale sezione femminile è l’unica presente nelle tre strutture detentive presenti nel territorio ciociaro. Costoro si trovavano in un grosso stanzone, attiguo alle loro stanze detentive, dotato di cucina, lavabo, tavoli, frigorifero, che rappresenta il luogo dove queste volutamente trascorrono la maggior parte del loro tempo. Le detenute sono un pochino penalizzate nella struttura perché non possono avere contatti con i detenuti maschi e sono, perciò, anche poco coinvolte nella manutenzione e nei lavori interni alla struttura carceraria. Tuttavia hanno il compito di organizzare rappresentazioni teatrali ed in quel caso, per le prove, possono rimanere a contatto con i detenuti dell’altro sesso».
Soddisfacente l’impressione che la delegazione di Radicali dell’Associazione Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone ha avuto del luogo visitato: «Dopo oltre quattro ore di visita termina il nostro giro alla Casa Circondariale di Paliano con la consapevolezza di aver conosciuto una struttura carceraria di eccellenza, favorita certo nell’esiguità della presenza di detenuti (61 su una capienza regolamentare di 140), ma anche dal lavoro “matto e disperatissimo”, professionale ed entusiastico della direttrice Cersosimo e del suo validissimo e consapevolissimo staff».

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