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Valle del Sacco, necessario stringere i tempi per il Sito di interesse nazionale

Valle del Sacco«Il 12 febbraio scorso si è tenuta presso il Ministero dell’Ambiente una nuova Conferenza di servizi per la perimetrazione del SIN “Bacino del Fiume Sacco”, dal cui verbale emerge sostanzialmente la necessità di chiudere la fase preliminare, sulla base della proposta elaborata da Regione Lazio e Arpa Lazio, per poter quindi avviare le attività istruttorie. Il dicastero ritiene necessario definire le prime aree di intervento, osservando che queste potranno essere successivamente ampliate, e ribadisce la volontà di rispettare i criteri di inserimento dettati dalla legislazione vigente sui SIN. Le aree che, invece, verranno segnalate come potenzialmente contaminate e che non rientreranno nei parametri definitori del SIN dovranno invece essere prese in carico dalla Regione. Si tratta, ad esempio, dell’area prospiciente la Marangoni Tyre di Anagni, dove sono presenti concentrazioni rilevanti di diossina e PCB, nonché di numerose altre aree industriali in diversi comuni, in particolare Ferentino, Ceprano e Paliano». Lo scrive in un comunicato Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco.
L’associazione ambientalista prosegue: «Emergono, però, difficoltà di tipo oggettivo per superare l’impasse. I documenti in possesso della Regione Lazio riguardanti le operazioni di bonifica finora effettuate, utili per poter ridefinire l’area di perimetrazione, sono stati sequestrati dalla Procura della Repubblica di Velletri per un’indagine in corso. Inoltre, quanto richiesto dal Ministero dell’Ambiente nella precedente riunione non è stato prodotto da diversi Comuni, che hanno fornito elementi non pertinenti».
«Alcune amministrazioni – continua la nota – hanno, invece, fornito elementi interessanti su alcune possibili aree di intervento, tra cui ad esempio l’ex area industriale di Castellaccio nel comune di Paliano; viene finalmente richiesta l’inclusione dell’area ex Cemamit nel comune di Ferentino; molte altre proposte di inserimento sembrano, invece, dimostrare che non c’è ancora molta chiarezza tra gli enti locali su cosa possa essere concretamente inserito in un SIN».
«Anche per questo – aggiunge Retuvasa – la Regione Lazio propone, in data 6 marzo, un incontro con amministrazioni e associazioni al fine di semplificare il lavoro di raccordo, istituendo per comodità una apposita mail cui far confluire le necessarie documentazioni».
«Riteniamo effettivamente urgente e indifferibile stringere su questa fase, ma ci sentiamo di andare avanti, guardando al post perimetrazione e fornendo elementi utili per il prosieguo delle attività di bonifica, ferma ormai da più di due anni. Da tener presente che lo standby ha prodotto o sta producendo ingenti danni economici. Ad esempio, alcuni milioni di euro stanziati per la bonifica, inutilizzati, sono rientrati o stanno rientrando in dotazione al Ministero dell’Ambiente e non è affatto scontato che possano essere nuovamente utilizzati per la Valle del Sacco. Riteniamo, quindi, che sia necessario avviare in tempi ragionevoli alcune attività particolarmente rilevanti, per non compromettere totalmente i pur parziali risultati ottenuti a dieci anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco», conclude Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco.

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