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Assemblea associazioni: “Ritrovamento del volsco impone nuove politiche culturali a Frosinone”

VolscoIl ritrovamento archeologico del guerriero volsco a De Matthaeis, a Frosinone, impone la necessità di una inversione di rotta nelle politiche di sviluppo urbanistico e culturale della città.
Il cittadino volsco ha voluto manifestarsi ricordando le antiche ed importanti civiltà presenti sul territorio che il deflagrante, imponente, distruttivo, insensato sviluppo urbanistico della città ha tentato invano di nascondere e di distruggere.
L’azione di tanti operatori e, negli ultimi anni, della Consulta delle associazioni per la salvaguardia delle terme romane ha reso viva alla cittadinanza la ricchezza e l’importanza della propria storia, facendo rinascere un interesse per la salvaguardia delle sue ricchezze ambientali ed archeologiche. La valorizzazione dei ritrovamenti e le opposizioni a scellerate e deturpanti scelte edilizie hanno formato una coscienza che oggi manifesta la propria forte attenzione nelle vicende che vogliono tutelare il Volsco e non secondariamente l’azione informativa, conoscitiva e pedagogica del Museo Archeologico, vero e proprio presidio e preziosa risorsa culturale presente in città che va, come il Volsco, delicatamente preservato.
In questo senso la contestuale scelta dell’Amministrazione che, dopo un chiaro programma elettorale di rilancio del Museo e, al contrario, una inerzia di tre anni, proprio in questi giorni, ha adottato la decisione di rinunciare all’esecuzione dell’opera denominata “Sistemazione Museo Archeologico” e di cancellarla dal Programma delle Opere Pubbliche della Città (Delibera di Giunta Comunale n. 93 del 25 febbraio 2015) pur con i soldi in cassa, va decisamente condannata. Non esistono giustificazioni di sorta alla infausta decisione di rinunciare all’opera di ampliamento.
Le motivazioni formali, per lo più inesistenti, omettendo il reale quadro economico dell’opera, tentano di legittimare, o quanto meno rendere credibile, l’intento di tappare buchi finanziari di altri interventi come quelli di un improbabile nuovo, replicante, inutile stadio. Si mira ad ottenere dalla Cassa Depositi e Prestiti la legittimazione allo storno di circa 97.000 euro, occorrenti per la copertura finanziaria dello stadio, sottacendo due aspetti fondamentali:
– che la consistenza del mutuo a suo tempo contratto dall’Ente ammonta in realtà a circa 140.000 euro (e non a 97.000 euro);
– che il mutuo è solo una parte dell’intero finanziamento a disposizione dell’Amministrazione per la realizzazione dell’opera pubblica Museo: poco meno di mezzo milione di euro, come risulta dal Piano triennale delle Opere Pubbliche, grazie al contributo finanziario della Regione Lazio di circa 330.000 euro.
Il finanziamento dell’operazione Stadio Casaleno – ma che sarebbe più corretto definire “operazione sgombero del Matusa” – che ammonta a oltre cinque milioni di euro, non più tardi di qualche mese fa aveva già incassato lo storno di altre risorse pubbliche originariamente destinate ad altri investimenti di natura sociale, culturale ed ambientale; uno su tutti – perché ha destato forte sgomento, oltre che non poche polemiche – è quello per la struttura geodetica destinata all’Unitalsi, ma ricordiamo anche i fondi per il Parco delle Fontanelle, cui è stata riservata la medesima sorte.
Con questa operazione si perderebbero risorse ingenti e sufficienti che forse mai più saranno alla portata del Museo cittadino, impedendo di richiedere finanziamenti a quegli attori istituzionali a cui oggi si chiede di tramutarlo in altro. Si perderebbe quell’azione culturale, dove per cultura si intende la storia della comunità locale, la propria identità, le proprie linee di crescita sociale e civile, con cui Frosinone fa molta fatica a riconoscersi, e che se anche una delle pochissime realtà come il Museo dovesse spegnersi rimarrebbe null’altro che lo sviluppo senza futuro non solo urbanistico, ma anche economico e sociale.
Nella provincia tante sono le realtà istituzionali che si adoperano per la valorizzazione dei propri territori e ad intersecare le vicende attuali con i ritrovamenti per provare a ridisegnare quelle civiltà del passato, durate centinaia se non migliaia di anni, che sono state dimenticate, offese, azzerate da una storia che oggi ad appena cinquanta anni dalla industrializzazione come paradigma appare insufficiente e caduca alla luce della crisi attuale.
In questo senso l’Assemblea di associazioni e cittadini e cittadine chiede la revoca immediata di tutti gli atti che, morso a morso, con un sistema di scatole cinesi difficile da dipanare, hanno inteso stornare i fondi pubblici destinati all’ampliamento del Museo Archeologico fino al sacrificio finale dell’intera opera.
Il Comitato, che si riunirà di nuovo il 23 marzo alle 21 e che ha già messo in cantiere iniziative, manifestazioni e dossier informativi, si appella alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori economici, sociali e culturali per la partecipazione nella tutela del territorio e delle istituzioni come il Museo, che rischia una decadenza invece che un rilancio nel suo attuale e centrale sito. (Assemblea cittadini e associazioni del 12 marzo)

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