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Gli ex lavoratori della Multiservizi: “Il Comune di Frosinone ha tagliato il 20% di risorse per i servizi”

Multiservizi«Una volta di più i lavoratori della ex Frosinone Multiservizi si convincono che la scelta da loro operata, cioè quella di adoperarsi per recuperare una società pubblica per restituire il lavoro alle centinaia di persone che per 17 anni l’avevano svolto, è l’unica soluzione per mantenere un minimo di salario decente e stabilità del posto per tutti coloro impegnati nei servizi». E’ scritto in un comunicato a firma dei lavoratori ex Multiservizi.
«La delibera del Comune di Frosinone dell’11 febbraio 2015 ad oggetto “Direttiva ai responsabili dei servizi sul contenimento delle spese esercizio 2015” – prosegue la nota – prevede, a fronte di una consistente riduzione delle risorse trasferite dallo Stato, una correlata riduzione delle risorse disponibili per acquisto di beni e servizi, di spese del personale e di altre spese di natura discrezionale, che risultano pari a circa 3.100.000 euro».
«Particolarmente pesante – proseguono i lavoratori – appare l’azione di taglio del 18% sulle prestazioni di servizi per un totale di 1.784.330,42 euro su 9.912.946,79 euro. Esso corrisponde al 57% dell’ammontare complessivo della manovra! Gli altri tagli riguardano per il 3,5% le spese del personale, che su un ammontare annuo di 10.945.489,21 euro è pari a 383.092,12 euro; il 30% dell’acquisto di beni su un totale di 1.469.671,34 euro pari a 440.901,40 euro; e diminuzione del 35% dei trasferimenti di 1.397.093,30 pari a 488.982,655 euro».
«Le prestazioni dei servizi, dunque, inerenti l’assistenza domiciliare, i disabili, lo scuolabus, gli asili nido, i servizi pubblici locali, il verde, i servizi culturali, ecc., saranno effettuate con un 20% di risorse in meno. Ciò significa che i servizi saranno ridotti come ridotti saranno i salari dei lavoratori e, molto probabilmente, vi sarà un aumento delle quote a carico dell’utenza per non far chiudere definitivamente tanti di questi servizi. Si poteva tagliare altrove? Si poteva fare diversamente?».
«L’amministrazione, senza batter ciglio e senza alcuna preoccupazione, decreta una vera Pasqua di passione per la popolazione. Quella popolazione che usufruisce dei servizi, che fa fede nel contributo pubblico nell’affrontare la quotidianità che non vive nell’oro e che fa fatica ad arrivare a fine mese. Un’altra parte della popolazione, che è da tempo in ginocchio e che esce dalle statistiche della popolazione attiva, non può usufruire in alcuna maniera dei servizi pubblici, se non quelli dell’offerta caritatevole legata alle organizzazioni cattoliche che fungono da servizi sociali».
«Una scelta di classe, si diceva una volta, che vede tutelare solo una parte minoritaria della popolazione, che ha accesso a quella cittadinanza economico/sociale oltre a quella politica. Gli altri si dovranno accontentare, al massimo, del circo sportivo che vede impegnati i loro risparmi e quelli di una intera città per una colossale pazzia di fronte a drammatici segnali di difficoltà dei cittadini. Con 5, 6 o 7 milioni di euro quanti problemi reali del lavoro, del commercio, dell’artigianato, dell’inquinamento o dei servizi, appunto, potrebbero essere affrontati?».
«I lavoratori “attendati” – continua la nota – suggeriscono da tempo la gestione pubblica dei servizi attraverso la reinternalizzazione o l’utilizzo di società pubbliche. Nel caso in questione, con i tagli del 20% che ricadono sull’occupazione, sui salari che vanno sotto i 400 euro, i servizi avrebbero senso solo con una rivisitazione e gestione complessiva attraverso una newco, con l’intervento regionale sugli esuberi».
«Il forsennato disboscamento di risorse e attività pubbliche, dove nel tempo si redistribuiva lavoro e reddito, vede nei rappresentanti della politica un tacito consenso, con il risultato dell’impoverimento del proprio territorio e, perché no, della convivenza civile, aprendo la strada a gestioni che privilegiano non il bene comune ma il vantaggio personale (leggasi profitto) e che sfocia spesso in un circuito truffaldino se non mafioso oramai consolidato nelle realtà e che non passa giorno che la magistratura non rilevi».
«I lavoratori nella tenda, al 354° giorno di presidio, richiamano le istituzioni e le forze politiche più volte sollecitate e che più volte hanno dato pubblicamente l’impressione di impegnarsi ad una risposta. I lavoratori pagano un dazio pesante alle scellerate scelte dell’amministrazione. Non chiedono assistenza, ma il ripristino di un diritto che si erano conquistati negli anni. E non meritano, come non merita nessuno, di essere umiliati e calpestati rimanendo in un limbo che non volge mai verso una reale decisione», conclude il comunicato dei lavoratori della ex Multiservizi.

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