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Se il calcio italiano spalanca le porte a Manenti e le sbatte in faccia a Stirpe

Maurizio Stirpe1«Questa è una brutta storia che non deve più succedere. Non è più pensabile che una società di calcio sia acquistata da chi non dà garanzie». Lo ha detto ieri sera al Tg2 il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, a proposito della vicenda societaria del Parma e dell’arresto del presidente gialloblu Giampietro Manenti.
Cosa c’entrano le parole del massimo dirigente dello sport italiano con il Frosinone e con tutto quanto è successo dallo scorso sabato fino ad oggi? C’entrano, perché da tempo Malagò si chiede come sia stato possibile che un faccendiere, palesemente senza alcuna solidità economica cui poter attingere per risollevare le sorti del Parma, si sia potuto avvicinare al calcio ai massimi livelli e abbia acquistato una società alla modica somma di un euro. Ed eccoci allora arrivare al Frosinone. Il calcio italiano accoglie un personaggio equivoco come Manenti e sembra fare di tutto per allontanare un imprenditore come Maurizio Stirpe.
Com’è allora possibile che il primo riceva quasi un trattamento migliore rispetto al secondo? Il quale, lo ricordiamo, investe nel Frosinone e, quindi, nel calcio italiano da una dozzina d’anni, ha prodotto e sta producendo interesse intorno a questo sport in tutto il basso Lazio e non solo, guida un club che da tutti gli addetti ai lavori viene considerato all’avanguardia per serietà e professionalità, presiede una società ambita da moltissimi giocatori che da queste parti ricevono regolare stipendio.
Ma i vertici del calcio italiano sembrano quasi preferire Manenti a Stirpe. Al primo sono state spalancate le porte e gli sono state consegnate le chiavi di un glorioso club di Serie A, senza che nessuno verificasse la sua posizione economica. Al secondo, invece, le porte sono state sbattute in faccia. Quelle del Matusa, in particolare, che saranno chiuse per le prossime due partite in due diversi settori. Stirpe è stato umiliato quando, invece, meriterebbe un ringraziamento da chi è a capo di questo baraccone chiamato “calcio italiano”. Manenti, viceversa, è stato accettato con tutti gli onori.
Se aveste un briciolo di dignità, cari presidente federale, presidenti delle Leghe e cari tutti voi che avete portato questo sport al punto più basso di sempre, vi dimettereste fin da ora. (Gabriele Margani)

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