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Un leader che sa come farsi seguire, Stellone è il valore aggiunto del Frosinone

Roberto Stellone Martina TerrinoniIn quella ormai lontana estate del 2012, quando accettò l’incarico di guidare la prima squadra dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia con la formazione Berretti, Roberto Stellone fu chiaro: «Nella mia nuova esperienza da allenatore professionista cercherò di attingere dai tanti tecnici che ho avuto quando ero giocatore». Chissà, allora da chi ha imparato nella gestione del gruppo, se da Cosmi o da Novellino, da Mondonico o da Colomba.
Perché uno dei segreti del Frosinone – dei tanti segreti, in realtà, perché sono numerosi gli ingredienti che stanno contribuendo ai successi giallazzurri – è proprio legato al modo di approcciarsi con il gruppo da parte dell’allenatore romano. L’esempio non appaia irriverente per Mourinho, ma gli strumenti psicologici sono molto simili a quelli dello Special One. L’allenatore portoghese, al di là della simpatia che può più o meno suscitare, è in grado di ottenere il sacrificio in campo dai suoi fuoriclasse e di motivare mentalmente quei giocatori meno dotati tecnicamente.
Forse Stellone ha il vantaggio di aver appeso gli scarpini al chiodo solo da pochissimi anni e, quindi, nelle testa è ancora… un calciatore. O forse questa sua capacità di spronare il gruppo ad ottenere il massimo fa parte del suo dna di giovane allenatore. Roberto è un leader, anziché un capo. Che, però, esige rispetto. Chi non si sente coinvolto o gratificato dal suo lavoro e da quello della squadra non viene redarguito, ma semplicemente lasciato andar via: chiedere informazioni a Schiavi e Curiale. In questo modo il resto del gruppo lo ascolta e lo segue.
Ma Stellone non è solo un abile psicologo. E’ anche, se non soprattutto, un allenatore con delle idee interessanti. Il suo 4-3-3 dei primi tempi si ispirava forse ad un altro suo ex tecnico: Zeman. Quando, però, Roberto ha capito che quella non era la soluzione più adatta al materiale umano che aveva a disposizione, ha cambiato e ha messo in campo la squadra in maniera tale da riuscire ad esprimersi al massimo.
E indubbie sono anche le sue capacità per quanto riguarda l’aspetto atletico. Se il Frosinone è arrivato al secondo posto, a quattro giornate dalla fine, in una condizione fisica più che sufficiente dopo una logorante stagione, il merito è anche della sua bravura nel saper dosare le energie dei calciatori. Il turnover tanto vituperato – adesso si può dire – se in qualche occasione ha fatto venir meno i risultati, nel complesso è stato importante nel non far stancare la squadra e nel tenere tutti i giocatori sulla corda. E’ allora il caso di affermare che ha avuto ragione l’allenatore del Frosinone quando, come ieri sera con la Ternana, ha rivoluzionato la formazione. E’ giunto il momento di scusarsi per aver dubitato delle sue scelte. Noi lo facciamo, chi vuole seguirci? (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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