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Costringevano con minacce e percosse giovani ragazze dell’est Europa a prostituirsi, arrestati sei rumeni

ProstituzioneSono in sei, tutti uomini di nazionalità rumena tra i 20 ed i 30 anni arrivati in Italia, tranne due, per affermare il loro potere nel business del sesso.
Hanno in comune lo stesso obiettivo: sfruttare giovani donne, anche minorenni, gestendo un imponente giro di affari tanto più redditizio quanto più spietato e violento nei confronti di tante ragazze a cui è stata cancellata ogni dignità.
L’operazione “Sex in the city” prende le mosse a luglio dello scorso anno dopo una violenta rissa tra bande antagoniste, una di origine rumena, l’altra albanese, arrivate allo scontro per affermare il monopolio nell’attività dello sfruttamento della prostituzione.
I due gruppi si davano appuntamento nella zona del cimitero, dove i rumeni si presentano armati di mazze metalliche e coltelli.
Il bilancio è pesante. Gli albanesi, infatti, vengono picchiati selvaggiamente e costretti a darsi alla fuga e le loro auto abbandonate vennero completamente distrutte.
Partono, quindi, le indagini della Polizia per scavare in quell’episodio di inaudita ferocia.
Diversi i servizi organizzati dagli “Azzurri”, termine usato dal gruppo malavitoso per indicare la Polizia, per monitorare quanto accadeva sulla strada del sesso: lo stradone Asi.
L’indagine meticolosa e complessa ha consentito di mettere in luce l’operatività dell’associazione all’interno della quale i capi, uno dei quali residente in Romania e l’altro in Spagna, ordinavano agli altri membri le modalità operative da attuare.
Ognuno all’interno del gruppo aveva un ruolo predeterminato: chi si occupava del controllo delle ragazze, chi del reclutamento, chi della logistica.
Anche la ripartizione del territorio era stata ben definita assicurandosi l’esclusiva del tratto dello stradone Asi che va dalla Monti Lepini fino al semaforo.
Le ragazze giovanissime venivano fatte entrare in Italia con l’inganno di un futuro matrimonio e, invece, costrette ad un regime di vera e propria schiavitù.
Gli ordini erano chiari: stare in strada tutto il tempo necessario indipendentemente dalle condizioni meteorologiche fino a quando non fossero riuscite ad accumulare la cifra richiesta da 500 a 700 euro al giorno.
Nessuna pietà per quelle che non riuscivano a soddisfare con il loro incasso le pretese del “protettore”.
Insulti, minacce, percosse ed il prolungamento del servizio: queste le conseguenze nel caso in cui gli ordini fossero disattesi. Nessuna pietà di fronte alle lamentate condizioni fisiche.
A febbraio una di loro rimane incinta ed implora il suo protettore affinché non venga costretta a prostituirsi per i forti dolori accusati.
L’uomo si infastidisce e dichiara ad un suo connazionale: «Le do due calci nella pancia e abortisce tutto».
La giovane donna viene costretta ad abortire e, nonostante le indicazioni dei sanitari che prescrivevano un lungo periodo di riposo, viene rimessa in strada e costretta anche a denudarsi per attirare i clienti.
Controllate a vista dai loro protettori con vere e proprie ronde per accertare i tempi delle prestazioni e riscuotere in tempo reale gli incassi.
Niente restava alle ragazze dei guadagni ottenuti dovendo supplicare i loro “gendarmi” ad acquistare la carbonella per poter accendere un fuoco e riscaldarsi.
La regola era minimo impegno e massimo ricavo, in caso contrario venivano punite con violenza inaudita tanto che qualcuna per i lividi riportati fu obbligata a non spogliarsi in strada per non destare sospetti.
Qualcuna aveva anche manifestato la propria volontà a qualche connazionale di voler uscire dal giro rivolgendosi agli “azzurri”, ma è sempre stato troppo forte il potere intimidatorio esercitato ed il timore di ritorsioni che, anche in occasione dei diversi controlli di polizia, nessuna denunciava.
Con gli arresti di oggi la Polizia, sgominando una pericolosa organizzazione transnazionale dedita allo sfruttamento della prostituzione, ha restituito dignità e libertà a giovanissime ragazze e la prospettiva di una nuova vita.
Sequestrate all’organizzazione che operava a Frosinone e Cassino anche tre auto di grossa cilindrata di prestigiose case automobilistiche.

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