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L’associazione Pier Paolo Pasolini in visita al carcere di Frosinone: “Situazione non dignitosa”

CarcereLo scorso 10 giugno una delegazione dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone, composta dal segretario Michele Latorraca, dal presidente Sandro Di Nardo, dalla dottoressa Monia Ciotoli e dal professore Domenico Celenza, si è recata presso la struttura della Casa Circondariale di Frosinone per la consueta e periodica visita in una delle carceri della provincia. Per prima cosa la delegazione ha provveduto a visitare il nuovo padiglione da poco inaugurato, riservato esclusivamente ai detenuti in Alta Sicurezza.
«Da subito, pur non potendoci dire degli esperti in materia, abbiamo potuto constatare gli evidenti contrasti presenti nella realizzazione dell’edificio: da una parte alta tecnologia e ricerca della sicurezza, dall’altra mancanze nella fase compositiva di progettazione tradottesi in diverse carenze di funzionalità», hanno scritto i rappresentanti dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini in una relazione al termine della visita.
«Infatti le prime aree che abbiamo potuto vedere sono state quelle legate al passeggio dei detenuti, dove appunto questi “prendono aria”: erano evidenti l’assenza di pensiline che potessero ripararli in caso di pioggia e con il muretto divisorio del bagno esterno completamente demolito in quanto troppo alto e pericoloso ai fini della sicurezza. Il concetto poi di creare quattro “recinti” non comunicanti dove tenere separati i detenuti delle quattro sezioni in cui consta il nuovo padiglione ci ha subito rimandato ai recinti dove si tengono i polli, suddivisi questi in base al periodo di ingrasso. Sbagliamo certo noi nell’aver avuto quell’impressione, ma la comparazione è stata, per tutti, immediata e naturale».
«Ogni singolo piano – prosegue la nota redatta al termine della visita – ha 17 stanze interamente arredate, con i metri quadri calpestabili per singolo detenuto: 16 da 3 posti, perfettamente sistemate, ed 1 per disabili da 2 posti ma non adeguata, quest’ultima, con le norme in materia. Mancano, infatti, i maniglioni al bagno, i tappeti antisdrucciolo ed altri accorgimenti indispensabili per i letti e l’arredo. Le stanze da bagno presenti in ogni camera sono complete ed erogano acqua calda in quattro fasce orarie 8-8:30, 12-12:15, 13:30-16, 19:30-20:30. Abbiamo raccolto molte lamentele per il non facile accesso all’acqua calda che spesso purtroppo non arriva: ciò si deve al pagamento dello scotto di nuovi allestimenti che si traducono in problemi per la produzione di acqua sanitaria dati dal non regolare funzionamento delle valvole di scambio tra caldaia termica e pannelli solari. Si riscontrano altre problematiche nelle aperture dei cancelli che avvengono talvolta con alto ritardo, a volte a scatto con rischio di impatto sui soggetti presenti. La cucina per quest’ala è in fase di completamento ed i cibi arrivano dalle cucine del vecchio edificio».
«I detenuti hanno anche tenuto a precisarci che essendo oltre due anni che non si provvede ad alcuna disinfestazione nell’area antistante il carcere e considerando che, a rigor di normativa, nessuno può utilizzare i più innovativi strumenti antiparassitari all’interno della struttura, questo negligenza tende a tradursi ormai in un problema serio sia per il riposo notturno, sia per la normale convivenza quotidiana».
«Successivamente abbiamo visitato la quarta sezione nel vecchio edificio, sezione che ispezioniamo sempre quando entriamo nel carcere di Frosinone: è la nostra cartina di tornasole. Il sovraffollamento, notiamo subito, si è spostato dall’interno delle stanze al corridoio della sezione; accertiamo comunque un clima di serenità mista a rassegnazione. Il non sapere come affrontare le giornate rimane il problema principale dei detenuti. Pochi di questi, infatti, vengono impegnati in attività formative e lavorative: qualcuno si ingegna a fare la pizza, cotta in padella, assicurandoci che il risultato è eccellente. Gli crediamo sulla parola».
«Lo stato di questa sezione e di altre di questo edificio di soli venticinque anni di vita ravvisa una deteriorità nella struttura altamente desolante, su cui l’umidità e la fatiscenza di alcuni impianti fanno il resto».
«Lo stesso personale rappresentante il corpo di Polizia Penitenziaria ci ha richiesto di procurare un po’ di tempera così da poter impegnare qualche detenuto nella ritinteggiatura di alcune aree e per dare una rinfrescata ad ambienti che ne necessitano. Ne approfittiamo per fare un pubblico appello per dare una mano in tal senso».
«La situazione del personale di Polizia Penitenziaria è sempre la stessa: una carenza oramai patologica nell’organigramma, ma soprattutto una carenza di educatori, mediatori culturali e addetti vari che possano effettivamente impegnarsi in questa opera quasi proibitiva che è quella di tradurre in qualcosa di utile la vita dei reclusi nella Casa Circondariale di Frosinone».
«Dopo circa tre ore e mezza – conclude la relazione della delegazione in visita al carcere di Frosinone – ci accomiatiamo dal competente personale di custodia che ci ha accompagnati gentilmente in questa visita rimanendo per l’ennesima volta privi della possibilità di incontrare il direttore dell’Istituto, impegnato fuori sede, cui estendere, come estendiamo tramite questo documento, le nostre perplessità e le nostre annotazioni».

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