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Terremoto nel Pd locale, dimissioni di gruppo dagli incarichi e dal partito

Partito Democratico«Si può anche scendere dal carro del vincitore, non solo perché ora è un po’ meno vincitore, ma soprattutto se questo carro va nella direzione sbagliata a Frosinone, in provincia, nella regione ed in Italia». Inizia così il comunicato firmato da Armando Mirabella (Assemblea Nazionale del Partito Democratico, Direttivo circolo di Frosinone), Anna Rosa Frate (Direzione Regionale Lazio Partito Democratico, Direttivo circolo di Frosinone), Marco Coscia (Assemblea Regionale Lazio Partito Democratico, Direttivo circolo di Pontecorvo), Gianmarco Capogna (Responsabile Diritti, Politiche Sociali e Comunicazione GD Lazio, Direttivo circolo di Frosinone), Riccardo Greco (direzione Provinciale del Partito Democratico, Direttivo circolo di Isola del Liri), Sandra Penge (direttivo di circolo di San Giorgio a Liri, direzione provinciale GD), Umberto Zimarri (circolo di San Giovanni Incarico), Paola Manchi (Direttivo circolo di Alatri) e Guido Bianchi (circolo di Frosinone) in cui vengono annunciate le dimissioni di gruppo e l’uscita dal Partito Democratico.
La nota prosegue: «Dopo 20 anni di malgoverno e scandali, sulla soglia degli ottanta anni, la stella di Berlusconi si è offuscata. Contemporaneamente si è accesa quella del nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. Abbiamo trovato scorretto l’iter adottato per la scelta che ha portato alla nomina di Presidente del Consiglio di Enrico Letta e ancora più scorrette quelle che lo hanno liquidato. Con una rappresentanza parlamentare ereditata dai risultati della coalizione “Italia bene comune” si è decisa una accelerazione per una azione parlamentare e politica che, impostata su tutt’altri principi, è andata in tutt’altra direzione rispetto agli impegni che questa stessa rappresentanza aveva preso in campagna elettorale».
«Una direzione che, sulle riforme, ha visto costruire un asse privilegiato con Verdini (tra poco alleatissimo se non proprio dentro il Pd). Verdini! Un sistema elettorale dove al Senato la politica nomina la politica. Dopo che nelle Province la politica nomina la politica. E’ passato uno scandaloso Sblocca Italia in cui tra libertà di trivellazioni e concessioni con lo sconto a chi gestisce le autostrade si è fatto strame già solo della cultura liberale. Si è giocato con le parole nel Jobs Act, i cui effetti oscillanti ci confinano nei vagoni di coda della ripresa in Europa. Si è fatta una riforma della scuola che renderà più forti le scuole che già oggi accolgono studenti privilegiati, si è premiata la scuola privata a danno di quella pubblica, si è introdotta la figura del preside podestà che neanche prima della riforma Gentile…».
«A noi – è scritto ancora nella nota – gli uomini della provvidenza non sono mai piaciuti, anche se nostri. E la provvidenzialità di Renzi lo ha portato ad invertire il rapporto tra governo, Parlamento e partito. Oggi è il solo Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, che dice cosa fare al partito e questo, affidandosi ai propri mediatori sui territori, a convincere la base che il governo faceva bene e faceva bene con l’argomento che finalmente si è vinto e si è vinto con il 40,8%».
«Il tentativo di Renzi e dei suoi supini, e non sappiamo quanto consapevoli, esecutori è chiaro: cancellare la cultura di sinistra in Italia demonizzandola, irridendola, bollandola come vecchiume. Noi, con orgoglio e ragione, a questo assassinio culturale non ci possiamo davvero prestare. Anzi rilanciamo la sfida della modernità proprio con gli strumenti della storia e della tradizione di sinistra: innovazione, progresso, attenzione a chi fa più fatica».
«Nei territori, soprattutto il nostro, regnano, in genere tutti-tutti-tutti ex Ds e Margherita con passati incarichi da funzionario, amministratore o parlamentare, altro che rottamazione!».
«La situazione di Frosinone è nota. Si è spartito tutto. Sull’altare della tattica si è sacrificata la politica, arrivando a presentare due candidature dello stesso partito alla presidenza della Provincia; sabotando candidati a sindaco; facendo eterne rese dei conti; rinviando per la terza volta congressi perché non è mai il momento e così non lo sarà mai; passando mesi senza convocare un direttivo. Basta, poi, una intervista di un capobastone per cancellare decisioni maturate all’interno di contesti democratici in cui si sono spese interminabili ore; segretari cittadini accettano che una intervista di un capobastone cancelli decisioni maturate all’interno dei suoi contesti democratici in cui si sono spese interminabili ore; non si convocano mai gli iscritti».
«Ci piange il cuore a pensare a quanta passione, quante competenze di tanti iscritti e militanti per bene, siano dissipate con scienza e coscienza».
«Abbiamo tentato di opporci a questo colpevole spreco. Con documenti, proposte, iniziative, articoli, come estrema ratio, dimissioni da uffici politici e direzioni, con liste alternative nei momenti congressuali, partecipando in strada con il tavolino alle campagne di sensibilizzazione e referendarie. Certo si può fare meglio, si può fare di più».
«Questa, che per molti è stata la prima, non è più la nostra casa ed è per i motivi che, solo in parte, abbiamo riportato di sopra, che abbiamo deciso di dimetterci da tutti gli incarichi nazionali, regionali e provinciali. Contestualmente abbiamo presentato le nostre dimissioni ai nostri circoli del Partito Democratico di appartenenza».
«Costruiremo con molti altri che avevano già deciso di non rinnovare l’iscrizione al Partito Democratico nel 2014 e altri ancora che non si iscriveranno nel 2015 qualcosa che non sarà semplicemente a sinistra del Pd, ma che sarà semplicemente la Sinistra», conclude il comunicato.

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